Ultimi pensieri prima del grande giorno

*post scritto giovedì 4 giugno 2009

-2 giorni alle elezioni. +3 dal mio trasloco. Poi anche -10 alla prossima bolletta del telefono, -24 a quello straccio di stipendio che mi deve permettere di resistere all’affitto, +419 dalla scomparsa della sinistra dal parlamento italiano e, conseguentemente, quattrocentodiciannovesimo giorno di governo Berlusconi, di grottesco avanzare di questo golpe tutto pizza&maccheroni, del fascismo soft che “soft” lo è solo per qualche intellettuale.

Arrivo a questa scadenza schifato e impaurito dai cinegiornali in perfetto ventennio style, da Bruno Vespa che stende il tappeto di Porta a Porta per costruire un salotto perfetto e confortevole al Capo Silvio; un balcone eccezionale da cui poter lanciare l’offensiva finale, quella che cerca di trasformare il caso Mills in un atto persecutorio della magistratura nei suoi confronti, che racconta complotti su complotti, dalla moglie Veronica ai festini a base di Champagne e Veline nella villa in Sardegna. Trasforma il trittico pluto-giudaico-massonico nell’odierno togherosse-stampacomunista-disfattismodisinistra, risponde in differita al vicedirettore del Times (che aveva detto “uno così da noi si sarebbe già dimesso”) urlando al complotto addirittura internazionale che si starebbe sviluppando contro di lui. E quello che mi fa ancora più paura è che in questa politica da reality show l’unico inciampo che puzza di nomination per il PDL è dato proprio da un fatto di gossip, buono per Novella2000 ma atipico se ritrovato sulle colonne dell’Unità o del Manifesto. Non esiste alla luce del sole alcuna opposizione politica, un’opposizione di merito che combatta, cioè, l’esistente con proposte e azioni che costruiscano e delineino i tratti di un’ idea alternativa di Mondo. Il problema, ancora una volta, non è battere Berlusconi ma battere il berlusconismo che oggi, differentemente da tre anni fa, è la vera ed unica cultura dominante, anche nella politica.

A margine però c’è anche l’entusiasmo di una campagna elettorale difficile ma straordinaria, fosse anche solo perché siamo riusciti a farla, siamo riusciti a non cedere allo sconforto, alla durezza di tutte queste sconfitte. In mezzo alla gente, fra le vie di questo Paese, si riscopre un’Italia reale che ancora resiste. Si scopre l’Italia multietnica ,negata dalla destra, durante il porta a porta, quando scendi a Taverne d’Arbia e leggi sui campanelli dei palazzi nomi e cognomi che hanno mille origini diverse, quando incontri per strada il giardiniere rumeno, la postina albanese, l’idraulico marocchino. E si scopre anche che esiste ancora quel popolo di sinistra che sembra scomparso, che è sfiduciato, incazzato, deluso, ma che vive ancora e non ha voglia di arrendersi.

A loro allora dico di rivendicare un ruolo attivo, ancora una volta, in questa politica che li ha tanto disgustati. Di non limitarsi al voto, che pure è necessario, per dare il proprio contributo. La Sinistra che stiamo costruendo è un cantiere vero, con un’idea stupenda rinchiusa dentro. Perché venga realizzata, perché non sia l’ennesima promessa non mantenuta, c’è bisogno del contributo di tutti e di tutte. Noi ci abbiamo messo la faccia, ci siamo messi in gioco coscienti di tutto quello che avevamo da perdere. Ora tocca ad un “noi” molto più grande continuare questa sfida.

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