Qualità italiana

http://youtu.be/T5mctl32JkA

Ho visto questo spot e ho deciso che non entrerò mai più in un supermercato Conad. Non è una ripicca, un vezzo, una girata di coglioni estemporanea. Quello che provo è l’odio per ciò che è diventato il concetto di lavoro in questo Paese, per quella che è l’interpretazione ormai unica del rapporto fra vita umana e produzione, monetizzazione, denaro. Guardo questo spot e mi viene da pensare solo che se sei contento della freschezza dell’insalata (che arriverà per altro da chissà dove) controllata da un povero cristo strappato alla sua intimità nel cuore della notte, beh, non puoi lamentarti di tutto ciò che ti accade. Non puoi lamentarti dei contratti farsa, del lavoro non stipendiato, degli stage inventati per non pagare i commessi, dei diritti cancellati dal vocabolario del lavoro. Non puoi lamentarti del fatto, soprattutto, che molto probabilmente tu sei uno dei tanti che quell’insalata e quella frutta fresca forse non possono permettersela perchè con lo stipendio misero che ricevi non arrivi nemmeno a metà mese. Un’altra invenzione di cui andiamo fieri, i “poor workers” i lavoratori poveri, uomini e donne che pur lavorando non riescono a garantirsi uno stato di sopravvivenza che permetta di non identificarli come poveri. E’ il paradosso che si fa normale, l’assurdità che diventa legge. Guardo quello spot e mi si moltiplicano in testa gli annunci di lavoro visti negli ultimi mesi, Euronics con quasi sei mesi di “corso di formazione” rigorosamente “on the job” totalmente gratuito (leggi NON RETRIBUITO), lo stage per addetta alle vendite di Calzedonia, quello di Footlocker (500 euro al mese per fare il commesso). Basterebbe poco per riumanizzare il lavoro, per costringere chi fa della speculazione il core-business della propria impresa a fare un passo indietro. Basterebbe guardare all’Europa buona invece che a quella imposta dalla Merkel, da Monti e da tutti i loro scagnozzi. Basterebbe il reddito di cittadinanza per stabilire una solidità contro lo sfruttamento, una soglia minima capace di rendere ridicole tutte le offerte da fame. Basterebbe poco per tornare a pensare e praticare il lavoro come un diritto e non come un privilegio, lo sfruttamento come un male da combattere e non come una necessità da accettare. Basterebbe poco anche da subito per dire ai signori che sfruttano chi lavora per loro che non siamo disposti ad accettarne le condizioni: semplicemente scegliendo un altro negozio, un’ altra idea, un altro modo di investire.

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