Pomodori e democrazia

 

Accade, durante una campagna elettorale stanca, di prestare distrattamente orecchio al fastidioso ciancicare mediatico che racconta di una Binetti sempre più omofoba, di un Berlusconi che ancora sfila miracoli dal cilindro come un moderno messia e di Grillo che stamattina va in tribunale contro la lista dei grilli parlanti che lui non ha certificato!

Poi, fra tutte, una notizia diversa: Giuliano Ferrara viene cacciato da Bologna mentre da un palco tenta di lanciare anatemi contro l'aborto e quelle che lui definisce le "donne assassine". Gli sono bastati pochi minuti per mettere da parte gli anatemi e dimenticarsi di porgere l'altra guancia; la fotografia più gettonata lo ritrae intento a rilanciare sui manifestanti uova e pomodori. Ma andiamo con ordine: da un mese e mezzo questo rivoltante abominio occupa spazi di un dibattito già penoso con la sua lista anti-aborto. Il giulianone nazionale veste i panni del moderno inquisitore usando parole come "assassinio" per attaccare la legge 194. Costruisce i suoi tristi monologhi sui corpi delle donne, esce dalla televisione e tenta di invadere le piazze.

Ma le piazze, si sa, hanno per alcuni una controindicazione non di poco conto. Sono cioè spazi aperti, dove il confronto diretto non può essere cancellato, nè mediato da un telecomando o da uno schermo. In quel di Bologna succede quindi che davanti al palchetto non ci siano astanti silenti pronti a farsi somministrare ampie dosi di buoni valori cristiani ma, piuttosto, una folla di ragazzi e ragazze che vogliono riappropriarsi del loro diritto di parola e che pretendono di essere protagonisti coscienti delle loro esistenze senza alcuna intenzione di lasciare ad altri il compito di decidere per loro cosa è giusto e cosa non lo è, cosa è permesso e cosa è proibito. 

Migliaia di persone, insieme, all'unisono, fischiano la loro rabbia. Migliaia di persone contro la prepotenza di uno solo che però ha dalla sua i ripetitori dell'informazione, dei media, dei giornali e delle televisioni. Qualcuno lancia un ortaggio e la Politica si spaventa. Sto con Marco Bascetta che oggi, sul Manifesto, rispondeva a Miriam Mafai facendo notare che "il lancio di verdure dal loggione non segnò la fine del teatro, così il lancio di verdure su un palco elettorale non segnerà la fine della democrazia". Quella democrazia di cui il potere si riempie la bocca finchè sta in gabbie chiare e sicure. Quando ne esce ci sono i manganelli a sostituire le sbarre. Come è stato a Bologna, senza che nessuno si scandalizzasse troppo.

Sono uno di quelli che tre anni fa regalarono il proprio fischio al Cardinale Ruini. Uno di quelli che già allora denunciavano il clima da Medioevo moderno che si stava creando e che oggi è una triste realtà. Uno di quelli che è stato accusato di essere un teppista per aver esercitato il diritto di espressione del dissenso che dovrebbe stare alla base di ogni Democrazia. Uno di quelli che ascolta impaurito il silenzio delle istituzioni davanti a Borghezio che porta un maiale a guinzaglio su un terreno dove sta per essere edificata una moschea. Uno di quelli che ha in tasca una denuncia per vilipendio alla religione cattolica per uno striscione che qualcuno ha considerato offensivo. 

A Bologna, per me, c'è stato uno dei momenti più veri di questa campagna elettorale. Un attimo in cui la democrazia è tornata a parlare nella pratica quotidiana, marcando poi, con le dichiarazioni che sono seguite, la distanza sempre più chiara fra la strada e il palazzo. Spengo il computer sperando che per Ferrara, come per la Binetti, Berlusconi, Veltroni e tutti i loro sgherri, non ci possa mai essere cittadinanza in nessuna piazza in tutta l'Italia. Solo fino ad allora continuerò a vedere democrazia. 

2 commenti su “Pomodori e democrazia”

  1. Non capisco cosa ci sia di democratico nell’impedire ad una persona di parlare. Fischiamo pure, se non siamo d’accordo, ma non impediamo a qualcuno di esprimere il proprio pensiero!

  2. Secolare discussione: se fischio sto esprimendo il mio dissenso o sto impedendo di parlare? Credo che quel disturbo faccia parte di una legittimissima contestazione; nessuno ha impedito a Ferrara di parlare, nessuno gli ha tolto il microfono dalle mani. Semplicemente nessuno stava ad ascoltarlo… questa è la democrazia.

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