Parole suoni e immagini

 

Già, "Parole suoni e immagini" tutto rigorosamente lontano da un ombrellone che quest'anno sembra voler restare assente dalla mia estate. Sarà un post scheletrico di socializzazione del contenuto di qualche momento passato con il cervello in relax, fra libri, film ed una colonna sonora strana che mi accompagna nei caldissimi viaggi in auto, soffocato dall'afa.

Funny Games: Il trailer diceva: "nel 1971 Arancia meccanica sconvolse il Mondo. Nel 2008 arriva Funny Games…" e direi che ha la stessa consistenza e lo stesso impatto di una scoreggia nell' universo. Triste, prevedibile, ripetitivo. Sapete che non scrivo spesso recensioni, non è il mio lavoro e c'è sicuramente tanta gente che sa farlo meglio di me. Scrivo di film solo quando sono capolavori o immense cagate: un omaggio o una vendetta. Questo è senza dubbio il secondo caso. Una storia sterile, insipida, che inizia e si consuma tutta dentro una casa su un lago. Dialoghi vuoti e privi di senso emozionale. Lungi dalla genialità di Arancia Meccanica che esasperava la violenza in un contesto di presunta normalità tanto da mettere in dubbio il confine stesso fra norma e devianza. In Funny Games la violenza è solo un improvvisato collante che tenta disperatamente di legare sequenze inconciliabili. Il livello psicologico, o presunto tale, è quanto di più prevedibile si possa immaginare. Quasi due ore di noia.

Hard Candy: L'ho trovato abbandonato su uno scaffale del Blockbuster in una serata temporalesca che chiedeva cinema e nient'altro. Non ne avevo sentito parlare, non so chi sia il regista e non conoscevo il cast di attori. E' qualcosa di semplicemente geniale. La trama diceva soltanto che un fotografo trentatreenne incontrava una ragazzina di quattordici anni in una chat, la incontrava e se la portava a casa. "..ma quella che sarebbe potuta essere una piacevole serata si trasformerà per il fotografo in un incubo senza fine". Enigmatico o scarso? Direi essenziale perchè non si può raccontare di più senza rischiare di rovinare quell'intrigo di gioco e violenza psicologica realizzato alla perfezione intorno ad una storia che si construisce passo dopo passo in un crescendo di nebbia e tensione. Semplicemente geniale. 

Mala Leche: cattivo sangue. Un film dello stesso regista del bellissimo City of God. Racconta ancora la durezza di una vita senza futuro consumata nelle favelas brasiliane che recitano la parte di una delle tante periferie del mondo. Quando la pellicola finisce resta in bocca un sapore amaro, il sapore dell'impotenza e dell'incapacità di fuggire dal proprio destino. Da vedere.

Come mio padre ha dichiarato guerra all'America: Un' opera d'arte firmata Nick Mamatas. Un libro eccezionale che usa ironia e cinismo per raccontare un Paese alla deriva. L'esasperazione securitaria della società americana e le sue contraddizioni sono l'intreccio di una novella avvincente che inizia quando Daniel, seguendo istruzioni trovate in rete, costruisce una bomba atomica con materiali che si trovano liberamente in commercio, la nasconde in un nano da giardino e dichiara la nascita dello stato sovrano di Weinbergia e la relativa indipendenza dagli Usa. E' una lettura rilassante ed illuminante: il finale, un po' a sorpresa, racconta un mondo in cui il Grande Fratello e la trash tv sembrano essere il vero ed unico nodo centrale di un pensiero unico duro da scalfire.

Per ora mi fermo qui ma seguirà qualche altra pillola per lo svago nei prossimi giorni. Intanto vi consiglio l'ultimo disco di Babaman, "Come un Uragano", che per me è stata una piacevole scoperta e, ultimamente, un tormentone da cui rischio dipendenza fisica. Comunque un' ottima voce per chi ama il raggamuffin.

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