Mercato civile e militare

 

Va bene, lo ammetto: questa volta ho voluto strafare. Non pago della frenesia disumana che ogni campagna elettorale porta con se, e che è evidentemente amplificata in modo esponenziale per chi, in una fase politica così convulsa, sta a sinistra, ho voluto aggiungere alla mia vita un passo importante come quello di andare a vivere da solo che si costruisce di così tanti casini e imprevisti da farmi decidere di costruire sul mio blog una specie di "cronaca" per fasi capace di raccontare tutti gli ostacoli e i passi falsi che hanno minato le mie gambe durante il cammino.

Fase 1: la ricerca di un appartamento

La conclusione a cui sono giunto alla fine della ricerca è che in questa città il mercato degli affitti è più o meno diviso in due branche: militare e civile. Il primo è destinato agli studenti fuorisede, un mercato selvaggio che propone loculi semidistrutti e sgabuzzini semiammobiliati a prezzi insostenibili. Una volta ho trovato su un giornale locale l'annuncio di un'agenzia che proponeva un "grazioso monolocale dentro le mura" per la modica cifra di cinquecento euro. Più per curiosità che per reale interesse, ho alzato la cornetta. Dall'altra parte una voce mi ha spiegato che "il monolocale sito in Via del Comune" era affittabile solo a "gente di vicino" intendendo, con la strana dicitura, persone che hanno un altro appoggio nei dintorni. Alla mia richiesta di spiegazioni ha poi risposto che l'esigenza era dovuta al fatto che "se uno ha troppi vestiti, lì dentro non ci entra". Seguiva poi, incalzata dalle mie domande, la descrizione dell' "appartamento": 

Agenzia: "è una mansardina piccola con un letto ad una piazza…"

Io: "vabbè, ma in caso è possibile metterne uno più grande?"

Agenzia: "no, guardi, il letto ci entra preciso, lascia giusto lo spazio per aprire la porta d'ingresso"

Io: "ah, ma ci sono finestre, punti luce?"

Agenzia: "no, la luce (e l'aria) si prende dalle scale"

Io: ma nell'annuncio c'è scritto che è un monolocale completo, c'è il bagno?"

Agenzia: "certo! Cioè, dietro ad una tendina c'è il water e un piccolissimo lavandino. Poi è stato installato sopra al lavandino un nappo per la doccia e nel pavimento c'è un buco in terra che funge da scarico, anche se, essendo l'appartamento molto piccolo, si rischia di bagnare il letto. Lei è uno che si fa molte docce?"

Io: "Eh, ogni tanto sì, ho il vizio di lavarmi… comunque, andiamo oltre, mi sorprenda: c'è la cucina?"

Agenzia: "Ah, sì certo! Cioè, c'è un fornellino da campo riposto sotto il letto, quando lei deve cucinare lo tira fuori, lo appoggia su una mensolina che sta sopra il letto e cucina. Poi lo rimette di nuovo sotto il letto."

Ora io giuro che questa telefonata è reale, non gonfiata o esagerata, semplicemente una della chiamate che descrivono in maniera paradigmatica il perchè dell'aggettivo "militare" che ho rivolto alla prima tipologia di affitto nel senese. E' una guerra totale in cui il target di destinazione non è considerato umano o munito di dignità civile. Ovvio poi che accanto al privilegio di essere sfruttati gli eventuali inquilini devono rispondere ai più disparati requisiti, spesso inseriti direttamente nell'annuncio per "evitare i perditempo". Ne elenco qualcuno di seguito:

– "no studenti dei primi anni"

– "no studenti ultimi anni" (sarà per par condicio)

– "no studenti meridionali"

– "solo studenti residenti in Toscana"

– "si affitta solo a studentesse" (per un monolocale!) 

– "si affitta solo a studenti con reddito proprio" (e certo!)

Capite bene che, se questo è il quadro, l'altra branca del mercato deve essere per forza migliore. E lo pensavo anche io. Sbagliandomi drammaticamente. Il mercato "civile" al contrario dell'altro, riconosce nel proprio target una dignità umana e per questo non è un luogo in cui possono entrare tutti. I prezzi sfiorano spesso la fantascienza, per un monolocale di 30 metri quadri in periferia si arriva a chiedere anche 1000 euro, e la garanzia di un buon reddito proprio e di una buona posizione sociale non sono optional. Le richieste poi sono esilaranti:

– "si affitta solo a donne" (sempre per un monolocale)

– "no fumatori" 

– "no operai"

– (ovviamente) "no studenti"

– "solo dipendenti Monte dei Paschi"

– "solo dipendenti MPS o Novartis"

Quando invece si inizia a sondare la provincia le cose, almeno un po', migliorano e cercando bene si finisce per trovare qualche offerta accettabile. Ora si da il caso che a me servisse una tipologia di affitto abbastanza particolare: un bi/monolocale che avesse almeno un pezzetto di giardino recintato per il mio dolcissimo Zapata (cane). Ho trovato, differentemente da quanto pensavo, molti alloggi che rispondevano alle mie necessità: case in campagna circondate dal nulla, monolocali con giardinetto che sembravano tende nel deserto, appartamenti con giardini di cinquecento metri quadri. Un solo problema: nessuno vuole cani. Uno mi ha addirittura detto, dopo avermi illustrato le gioie del suo monolocale in campagna, affittato al nero, immerso nel verde ma a due chilometri dal paesino, nel silenzio più totale dove "puoi fare quello che vuoi, se hai voglia di mettere musica non c'è nessuno nel raggio di 3-4 kilometri" e dove avrei potuto esperire "tutto il piacere della campagna senza rinunciare ai confort di una città", un posto in cui "se ti piace il verde e gli animali ti sembra un paradiso", dopo tutto questo, dicevo, mi ha spiegato che il cane lì non potevo tenerlo perchè "i cani abbaiano". Dico io "ammesso e non concesso che il mio cane abbaii, a chi cazzo può dar noia?". E lui, sicuro di se mi ha risposto "è una questione di principio!". Inutile dire che non è stato l'unico episodio di questo tipo, dato che la ricerca è durata tre mesi. In sintesi: se ami la campagna, il verde, il silenzio, non c'è problema. Se ami anche gli animali, sei fregato. 

Alla fine però questo tour de force fra agenzie e annunci il suo frutto l'ha dato… aspettate il prossimo post.

stay tuned.

 

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