Ma è Wired?

 

Dopo due ingiustificatissime settimane di attesa anche il mio Wired in abbonamento è arrivato nella cassetta della posta. Preciso subito una cosa: non si tratta di una lamentela fine a se stessa, sappiamo tutt* quali e quanti problemi esistono rispetto agli abbonamenti delle riviste, penso però che la sfida che Wired raccoglie sia una sfida doppia che bisogna saper giocare fino in fondo. Una rivista tanto ambiziosa da scegliere come obbiettivo, come ragione del suo essere, la capacità di riscrivere, in un paese come l'italia, il concetto stesso di innovazione, rappresenta già un notevole "salto nel buio". Se a questo uniamo il fatto che un prodotto, collocato nello spazio temporale del 2009, che si dice "wired" e poi sceglie come mezzo della sua diffusione la forma cartacea, rappresenta in se un deciso paradosso, che non per forza deve avere una significante negativa ma evidentemente costruisce una sfida in più. Se questa scelta porta invece ad incontrare tutti i disagi e le scelte editoriali costrette "tipiche" di un mezzo che non a caso vive oggi la sua crisi più profonda, il discorso cambia e la realtà si scollega dalle aspettative che una vasta comunità nutriva nei confronti di questo esperimento.

Ciò detto, però, passiamo al succo, ai contenuti, anzi, al contenuto. La foto in copertina di uno dei migliori cervelli d'Italia, Rita Levi Montalcini fa da giusto preludio al concentrato di altropensiero che si dispiega nelle 238 pagine successive. Detto per inciso, poi, l'intervista fatta al Nobel italiano, merita di esser letta e divulgata, è una perla straordinaria. La scelta di non costruire un porting sterile della versione americana si fa sentire subito e già dalle prime pagine si respira la forza e l'entusiasmo di questo progetto, l'editoriale di Riccardo Luna e le parole della lettera di Rossetto, il fondatore del primo Wired, trasudano un'emotività pura e genuina. Unico neo, ma ben gestito, è l'abbondanza di pubblicità a tratti un po' invadente. Ben gestita però per la maggior parte in quanto sempre in linea con l'idea di innovazione seppur sterilizzata dalla sua forma commerciale. Il proliferare dei QR code, ad esempio, balbetta di strumenti diversi, senza però render del tutto digeribili quasi ottanta pagine di promozioni commerciali.

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