Le parole danno un significato alle cose

 

Questa mattina mi sono svegliato in ritardo. La sveglia non è stata capace di strapparmi ad un sonno necessario, bramato con ogni forza dopo la giornata massacrante di ieri. Così quando mi sono alzato dal letto i residui del mal di testa mi hanno consigliato di posticipare di un paio d'ore i miei impegni e di tenermi lontano dalla frenesia immediata e traumatizzante che avrebbe distrutto i (pochi) effetti benefici della nottata. Con una tazzina di caffè in mano mi sono afflosciato sul divano, ho acceso il televisore e mi sono lanciato in un solitario campionato di zapping. 

Dei vari servizi di tutti quegli ibridi di tele-gossip-giornale che si spacciano per programmi di informazione mi sono rimaste impresse in mente due immagini. La prima, credo al tg5, era un' intervista ad una signora anziana, sulla sessantina, all'interno del servizio sull' assalto al campo nomadi di Ponticelli, Napoli. Intorno le immagini delle baracche fumanti. Poco prima la telecamera che sbirciava fra i resti lasciati in fretta e furia dagli ex-occupanti prima di fuggire e la voce del cronista che descriveva, con voce calma e posata, la furia della folla. Poi la signora che poteva sembrare, che so, mia nonna. Una delle tante, normalissime, persone che si incontrano ogni giorno per strada. Il giornalista le domanda cosa ne pensa dell'accaduto e lei, in tutta tranquillità, risponde che "se si comportavano male hanno fatto bene a mandarli via". Il giornalista insiste: "ma hanno bruciato il campo con le bottiglie incendiarie, c'erano dei bambini". E lei, ancora con la voce pacata, risponde: "ma quelli, gli extracomunitari,  ai bambini gli fanno del male, era giusto mandarli via".

Non c'è niente che faccia più paura della normalizzazione della follia. Quello che c'era, nel volto di quella donna, era follia pura inserita nella normalità. Una folla inferocita, medievale, che attacca un campo nomadi con il fuoco diventa non solo tollerabile, ma norma.

Nell'ultimo libro di WuMing 4 c'è una frase bellissima pronunciata da Tolkien: "le parole danno un significato alle cose". E quella parola, violenta, ridondante: extracomunitari. Una parola entrata nel linguaggio comune con un significato ben lontano da quello giuridico (esterno alla comunità europea). Extracomunitario oggi vuol dire "fuori dalla comunità", quindi diverso, pericoloso. Ed in questo medioevo del ventunesimo secolo si rispolverano antiche leggende, miti diffamatori che hanno accompagnato nel tempo antichi razzismi. 

Oggi ero ad un'iniziativa del Network Giovani Pisano sul tema della sicurezza. Uno dei responsabili di Africa Insieme, nel suo intervento, parlava dell'accusa del sangue, ovvero di un'accusa antisemita diffusa a partire dal XI secolo secondo cui gli ebrei userebbero sangue umano per motivi rituali. Per questo gli ebrei venivano anche accusati di essere "ladri di bambini". La stessa accusa, mossa al popolo Rom, era la motivazione portata a giustificazione dell' assalto al campo di Ponticelli.

Ed è incredibile quanto velocemente una cultura, una società, possa piegarsi alla violenza, in nome della paura, della sicurezza, della difesa di se. Una donna di sessant'anni trova normale che a pochi metri da lei sia stato bruciato un luogo in cui vivevano intere famiglie. Non fa scandalo il "commissario anti-rom" voluto da Maroni. Non fanno scandalo le ronde, i pestaggi, le aggressioni continue ai danni dei diversi. Diventa tutto normale. Banale, come soltanto il male può essere.

Anche io mi sento insicuro. Ho paura. Paura di questa normalità violenta

3 commenti su “Le parole danno un significato alle cose”

  1. ti vivi vicino a un campo nomadi?
    no?
    allora non vivi la normalità di furti e accattonaggio e pericolo costante.
    scendi dal tuo trono e entra in un campo nomadi.
    e poi parla di nuovo.

  2. Caro Caposkaw,
    vivo la mia quotidianità a contatto con il mondo vero e con questo anche con i e le migranti, anche rumeni e di etnia rom. Ho visto fin troppo bene come si costruisce il terrore attorno alla loro presenza: con la mia associazione abbiamo impiegato quasi un anno per trovare ad una famiglia una casa da affittare sul libero mercato perchè chi la affittava stracciava il contratto appena scopriva che veniva affittata dai famigerati rom. Ho visto paesi insorgere per la loro presenza che ti garantisco era completamente pacifica e te lo garantisco perchè spesso siamo stati costretti, anche per garantirne la sicurezza, ad abitare con loro. Ho visto la psicosi nascere e svilupparsi, denunce pubbliche e giuridiche di furti, disturbo della quiete ecc. ecc. che non avevano nessun tipo di fondamento. E preciso che sul lato giuridico la legalità è stata garantita solo grazie al nostro servizio legale che impediva soprusi di ogni tipo. L’ultima denuncia che abbiamo dovuto fronteggiare era ad uno di questi ragazzi, per furto. Nello specifico era stato accusato di aver rubato in un giardino vicino un pallone supertele, quelli da 3 euro. Il pallone era semplicemente volato via con il vento, come capita spesso. Ma prima della motivazione razionale quella individuata dalla madre del bambino, suo proprietario, viveva nella presenza di una famiglia rom nell’abitazione accanto! Con questo non voglio negare che esistano dei problemi ma credo che debbano essere guardati da un punto di vista radicalmente diverso: sostenere una pericolosità “genetica” di un popolo intero non serve a garantire nessuna sicurezza. E’ una strategia antica volta solo alla costruzione scientifica di ondate drammatiche di xenofobia e razzismo. Vanno in questa direzione i commissari ANTI-ROM, le leggi ANTI-ROM ecc. ecc. accade così che una popolazione intera si trasformi in folla omicida e dia vita ad un assalto che ricorda molto quelli che esistevano nella Germania hitleriana. Ora prova te a scendere dal tuo trono, entra in quel campo nomadi che hai vicino a casa, parla con chi ci abita e scopri prima di tutto le storie e le persone che stanno dietro ad uno stupido stereotipo. Poi ne riparliamo.

  3. si, dicono che gli zingari rubano, e forse è vero, rubano.ma dovremmo anche pensare che questo deriva da vicende storiche, e non da un’indola ladresca insita nella “specie nomade”. La storia del popolo zingaro è in buona parte la storia delle persecuzioni che ha subito. Finché l’organizzazione sociale fu compatibile con il nomadismo, i motivi di scontro erano per lo più occasionali e sporadici. Nel Medioevo era relativamente normale condurre una vita errante (cavalieri, pellegrini, ordini mendicanti). Più tardi, invece, si verificò uno scontro tra strutture incompatibili. A partire da epoca antica, fino all’intensificarsi del fenomeno, nel settecento, essi sono stati espulsi da ogni paese civile. o peggio:Maria Teresa e suo figlio Giuseppe II, imperatori d’Asburgo, decisero di rendere felici gli Zingari, anche contro la loro volontà. Tra il 1768 ed il 1782 decisero l’abolizione del nome (‘nuovi Magiari’ era la loro nuova denominazione), l’obbligo di rinuncia alla lingua, l’obbligo di frequentare le chiese, abitare in abitazioni regolari e vestirsi come tutti gli altri. I ‘nuovi Magiari’ avrebbero dovuto rinunciare al nomadismo e persino ai figli, educati dal governo lontano dalla famiglia. In cambio, avrebbero ricevuto case, bestiame ed attrezzi agricoli.
    Il tentativo di “civilizzazione” forzata fu un fallimento e provocò sofferenze analoghe a quelle causate dai tentativi di sterminio. Una notte di dicembre, nel 1773, tutti i ragazzi zingari del palatinato di Presburgo furono strappati alle famiglie (erano gli Zingari che rubavano i bambini ?) ed affidati a contadini di villaggi lontani, che accettarono di allevarli dietro il compenso di 18 fiorini l’anno. Gli Zingari rinunciarono alle case ed agli attrezzi dell’Imperatore e tornarono al nomadismo. E poi dunque, ladri, si diceva: storicamente i rom hanno tradizione di fabbri ferrai, stagnini, burattinai, allevatori di cavalli: adesso la società ha altre esigenze, nonchè li ha esclusi (lo prevedeva quasi ogni legislazione europea di epoca moderna, basta guardare) da ogni altro mestiere da secoli e secoli.
    Almeno non ho mai sentito di un rom che ruba attraverso le banche, o con l’evasione fiscale…
    scusate la lezione di storia, ma è un tema cui tengo molto, l’ottusità è l’ignoranza sono il fronte primo della violenza.

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