Largo ai giovani!

Il paradosso lo sottolinea bene, non so se volontariamente, un bel programma che sta andando in onda in questo momento su La7, Niente di Personale, dove la Mafai e Sartori, cinquecento anni in due, parlano della fase attuale. Sono decine, centinaia, le voci dei politici che in questi giorni si affannano a pronunciare la magica formula: Largo ai giovani! Sicuramente interessante come slogan nel suo tentativo di offrire un accattivante prospettiva ad una generazione schiacciata dal peso della gerontocrazia italiana e soffocata da una precarietà totalizzante che satura ogni livello di vita tanto da trovare la giusta definizione nel termine "esistenziale". Ma a guardar bene appare paradossale che quelle voci escano da bocche fin troppo note che da decine di anni occupano poltrone situate ora in salotti televisivi, ora in Parlamento, ora nelle stanze di qualche partito. Fuori da qualsiasi rigurgito grillista mi preme sottolineare come ancora una volta il soggetto preferito del dibattito politico vomitato da mille talk show siano di nuovo "le nuove generazioni" che sono però escluse dalla possibilità di parteciparvi in una forma diversa da quella di spettatore silente. 

La passione per la gioventù di stampo Berlusconiano si esprime attraverso personaggi come la Brambilla o la Gardini a cui affida il giornale di partito o un posto in Parlamento. Quella del nuovo tiranno (di romanica accezione) Veltroni attraverso la candidatura di loschi figuri che, secondo lui, dovrebbero rappresentare le nuove generazioni italiane: Matteo Colaninno (leader dei giovani di Confindustria), Rosella Sensi (la figlia del presidente dalla Roma), Alessandro Benetton (altro figlio d'arte).

Ora, mentre leggevo la lista di Walter "per portare la gioventù alla guida del paese" non ho potuto evitar di notare come i suddetti giovincelli siano leggermente lontani dalla figura del precario a vita, perennemente squattrinato, incapace di immaginare un futuro (ma direi anche presente), ventenne (o venticinquenne/trentenne) tipo che vive oggi in Italia. E temo che nemmeno la Gardini o la Brambilla riescano esattamente a rappresentare, che so, uno per esempio come me che a 23 anni si trova di fronte ad un baratro infinito che toglie qualsiasi sicurezza. Attraversiamo scuole dove l' istruzione è sinonimo di trasmissione verticale di nozioni. I momenti di autorganizzazione ridotti a huxleyane "sperimentazioni metodologiche didattiche". Lo stile di vita imposto (dalla tv, dalla moda, dalla Chiesa) è l' unico accettato ed accettabile, la diversità punita e criminalizzata. Scuole che quando chiudono i battenti ogni giorno vedono migliaia di ragazzi e ragazze tornare a casa per fuggire dentro una seconda vita virtuale, quella Second Life che ha più di otto milioni di utenti che fuggono da un mondo dove devono esser qualcosa di diverso da se stessi, attenti a non sbagliare, e si ritrovano davanti ad un monitor rinchiusi in un moderno Matrix che permette solo emozioni traducibili in smile, in flussi di bit, dove ogni azione è uno script permesso o negato dal sistema. Le università sono la cosa più lontana che ci si possa immaginare da quell'agorà del confronto e del libero pensiero che mi ero immaginato nei miei ultimi anni di scuola superiore. Se il rapporto orizzontale fra docente e studente non è mai esistito oggi ad essere scomparsa è anche la sua ricerca. Quegli atenei che in passato avevano sempre dimostrato di essere i veri fulcri della lotta per l'emancipazione sociale oggi sono ridotti ad esamifici sterili in cui è impossibile pensare un tempo fuori dalla lezione o dall'esame. E poi il mercato del lavoro con la sua prospettiva unica: sottomissione e produttività, niente più di questo. E se sei sfortunato (e lo sono in molti) vai a rischiare la vita ogni giorno in una fabbrica in cui, in nome del profitto, le misure di sicurezza sono state ridotte a zero, per settecento euro al mese. 

Allora caro Walter a te potrei dire semplicemente che no, non "se pò fa". Ma non servirebbe e nemmeno mi interessa. Alla gente vera proverò a dire, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane di campagna elettorale, che c'è un' alternativa anche su quella scheda, anche durante il voto, ma non basta. Andrò a letto anche stasera sognando una generazione capace di rivendicare un protagonismo totale, in nome del proprio diritto ad esistere fuori dagli interessi di Confindustria, dai Diktat della Chiesa, dagli attacchi alla diversità.

Se continuerò a svegliarmi vedendola svanire dietro un sogno, non ci sarà speranza. 

2 comments

  1. MINU ha detto:

    PRIMO!!!!!! Primo commento del sito nuovo!!!!
    Però adesso non so cosa commentare….

    Ti capisco pienamente!!!!
    Vorrei consigliarti una sessione anti-berlusconismo… poi ci penso io a riempirtela!

    Un abbraccio grande! <>

    ….siamo in ogni strada in ogni angolo del tempo vivi e ci riconosciamo da un sorriso che non è mai spento….

  2. anais ha detto:

    carino questo tema, molto insolito…

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