La mamma dei rivoluzionari è sempre incinta

 

"Fidel di nome ma non di fatto" e "la mamma dei rivoluzionari è sempre incinta". Volevo scrivere un post che doveva iniziare più o meno con qualcosa del tipo: "giuro che in questo mondo mi ci sento un po' a disagio…". Poi mentre aprivo Firefox, dalla televisione sento sputare le due frasi di cui sopra. Due perle magiche di un servizio di Studio Aperto in cui si sosteneva l'infedeltà promiscua di Fidel Castro, spiegando per filo e per segno tutti i presunti flirt del lider maximo da cui avrebbe avuto figli più o meno illegittimi. E mi è passata la fame.

Mi capita sempre più spesso di trovarmi vicino ad un televisore a quest'ora e, non si sa bene come, Studio Aperto è sempre lì in agguato. Il problema è che anche cambiando canale le cose non migliorano, il più squallido dei Tg mediassettiani ha fatto da capofila avanguardistico nella gossippizzazione (che cazzo di parola sarà mai!) della non-informazione del Paese. Anche il tg4 del grande Emilio Fede impallidisce davanti alla potenza di fuoco del telegiornale di Italia1. Lontani dal ricordo delle bandierine leccaculistiche del direttore del TG4, i concorrenti del canale gciovane (!) trasformano mezz'ora di stronzate in uno splendido servizio di chilleraggio che nemmeno il buon Feltri arriverebbe a tanto.

Qualche giorno fa un servizio raccontava di come Benigni, Celentano e la stragrande maggioranza dei firmatari dell'appello per la libera informazione lanciato da Repubblica dovesse in realtà starsene zitta zitta a godersi gli stipendi e gli ingaggi ricevuti da Mediaset e dalla Rai nel tempo, senza star tanto a lamentarsi che, si sa, con il portafogli pieno fa troppo radical-chic. Poi è toccata alla Borromeo che, siccome ha lo Yacht, è inutile che rompa i coglioni con questi barconi dei clandestini trattati in modo disumano, non son cazzi suoi. E via così, un vestitino per ogni voce leggermente fuori dal coro.

E tu pensi che è una vergonga, ma in fondo è Studio Aperto. Poi una mattina ti svegli e scopri che su ogni canale stanno trasmettendo la messa per i sei militari morti in Afghanistan. A reti unificate. E nelle scuole i ragazzi e le ragazze vengono portati nelle aule video, dove con patriottico cordoglio, sono costretti a guardarsi tutta la messa, con qualche voto in più, magari, per chi si commuove pure. Se invece ti provi a dire qualcosa, a spiegare che questa pagliacciata protofascista non fa proprio per te, a fare qualche obiezione, magari banalmente anche sul fatto di doversi subire una funzione cattolica dentro un edificio pubblico durante un momento che dovrebbe esser riservato a tutt'altra funzione (formativa), diventi anti-italiano, sei contro "i nostri eroi" ecc. ecc. Ti accorgi che molti (quasi tutti) studenti che hai visto l'anno passato ad occupare le scuole, a costruire manifestazioni difficili in un clima assurdo, sono stati bocciati con ragioni improbabili. Ne vedi alcuni abbandonare gli studi. Pensi che alla fine questa destra ce l'ha fatta.

Le ultime immagini che mi scorrono in testa, mentre la voglia di chiudere questo post si fa angosciosamente pressante, hanno due origini separate, ma non si incontrano solo nella mia mente. 

La prima è una scena di un film bellissimo, V per Vendetta. La propaganda violenta sputata urlando dal palco di un comizio di fronte ad una platea plastificata che si muove a comando, la voce narrante che racconta il declino attraverso la mutazione del vocabolario comune. 

La seconda è la Festa Nazionale della Libertà, sul palco, davanti alla stessa platea plastificata, c'è Silvio Berlusconi. Urla. "Questa opposizione noi non la vogliamo, il nostro Paese non la vuole. Vergogna, vergogna, vergogna!". E ancora "Governeremo per sempre!".

 Appunto. 

Le immagini di People of Wal-Mart mostrano i resti della società dell' Armata del bene, come la chiamava Bush. Prima suscitavano in me compassione. Oggi mi preoccupo mentre ci riconosco il futuro sbiancato e malaticcio di ciò che mi circonda.

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