Io sono qua. Non sono solo.

 

Continuo a dire che è ancora presto per fare un' analisi reale di ciò che è accaduto. Continuo a dirlo cosciente del fatto che per buona parte ormai è tardi. Consapevole che quando la testa si sarà raffreddata, ad esser messo in discussione dovrà essere un intero impianto di pensiero con le sue chiavi di lettura, i suoi strumenti e le sue certezze. Le sue certezze… già. La prima cosa che veramente dobbiamo e dovrò riuscire a cancellare. Pensare zapatista è la prima risposta per cercare domande utili a trovare le risposte. Camminare domandando non come slogan ma come pratica quotidiana.

Siamo fermi, chiusi su noi stessi. Una comunità in lacrime che osserva un corpo in coma che non vuol farsi cadavere. Dentro Rifondazione adesso si parla di congressi e mozioni, di schieramenti e tesi. Io mi domando ogni giorno se questo mio partito possa essere ancora lo spazio politico comune da cui ripartire per costruire la sinistra. Ed ogni volta mi rispondo che ancora, non so per quanto, lo è. Sento il dibattito farsi sempre più superficiale, non aspro, barbaro. Vedo i fogli imbrattarsi di nuovo di schemi e calcoli, buoni per contarsi e rimaner fermi. Eppure, lo so, tristemente necessari.

Fuori qualcosa si muove, lento. Un popolo dormiente si risveglia pian piano, fa i conti con le ossa deboli, con i muscoli intirizziti dal letargo. E' un popolo variegato, nel voto e nel pensiero. Gente che non incontravi da anni, magari dopo che anni fa li/le avevi visti sparire, stanchi, disillusi, annoiati, critici. Erano scomparsi così, dietro un altra frangia o in una "vita privata" che non sempre aveva chiari confini. Oggi tornano con gli occhi gonfi di un' energia strana e da un' ombra di paura. Non c'è divisione o riposo anelato che valga l'azzeramento della semplice possibilità di costruire un' alternativa all'imposizione del pensiero unico.

Braccia che ieri si allontanavano oggi ritornano ad abbracciarsi. Quelle braccia parlano, raccontano della voglia di tornare a lavorare unite per costruire, pezzo per pezzo, qualcosa di diverso. Non di migliore. Semplicemente qualcosa di buono. 

Ma qua fuori c'è anche un' Italia cambiata. Una società che trasuda oggi tutte le trasformazioni che ci siamo raccontati, senza comprenderle fino in fondo, negli ultimi dieci anni. All'apertura mattutina del browser, sul mio mac è apparsa la faccia del prossimo ministro dell'Interno: Maroni (!). Sui giornali si parla con naturalezza dell' istituzionalizzazione delle ronde cittadine, quelle, per capirci, che organizzavano gruppi razzisti nel nord-italia in milizie con pretese paramilitari, liberi di scorrazzare per le strade di tante città in una tremenda caccia al diverso; anzi, per punire le diversità. Si ricercano minuziosamente fatti drammatici di cronaca nera da sottoporre ad una strumentalizzazione bieca: uno stupro, un omicidio, una legge ad hoc già pronta

L'alternativa scompare, non ha voce. Chi si difende, da Roma, propone braccialetti elettronici per riaffermare la città gabbia della società del controllo e della paura. Per le strade si respira un' aria incerta. Anche per le strade della mia città che mai, fino ad oggi, avevo sentito così distanti da me. A Siena ci sono meno di 400 voti di distanza fra la Sinistra Arcobaleno e quelli della Destra e di Forza Nuova. Quattrocento voti. Quasi nulla. 

Abbiamo avuto paura di sentirci soli nel terrore di evaporare conseguentemente alla vaporizzazione del consenso elettorale. Abbiamo avuto voglia di fuggire, subito. Fare i bagagli verso qualcosa di "meno peggio". Ma stiamo anche rialzando la testa. Con il fisico a pezzi, da questa stanza di una città che non è mia, accelero il passo di un cammino che voglio intraprendere. Io sono qua, non sono solo. Voglio vincere con voi la sfida VERA che ci aspetta: ricostruire l'alternativa.

One comment

  1. Paolo Borrello ha detto:

    Io questo popolo dormiente che si risveglia piano piano non lo vedo ancora, purtroppo. Speriamo…
    Ciao

Rispondi