Fine anno

Ogni volta che mi sono trovato davanti al mio macbook negli ultimi giorni, ho sempre rimandato la scrittura di questo post. Eppure, arrivati a tre giorni dalla fine dell'anno, appare drammaticamente il termine ultimo. 

Va di moda fare un bilancio dell'anno che sta per finire, roba seria, più e meno, qualche cazzata qua e là. Ma questa vola proprio non ci riesco. Ogni volta che mi guardo indietro vedo un tunnel lunghissimo, la sua luce fioca, i passi più importanti fatti al suo interno ancora offuscati dall'instabilità cronica che ha segnato questo duemilanove. 

Sarebbe più facile un racconto a ritroso, da incominciare con il biglietto giocato di Win for Life che ho in mano, dall'albero di Natale che dopo vent'anni mi sono ritrovato a fare con il primo barilone di palline comprato alla COOP, brutte come la morte ma sufficienti ad aiutarmi a giocare quest'atto di sedentarietà. Dal giretto a San Marino, che rimane sempre uguale, forse un po' più mignotta con le sue mille luci e la paccottiglia in bella vista che richiama acquirenti inebetiti affascinati da tutto e dal "troppo" che abbonda in ogni vetrina. Da quella Rimini di inverno triste e affascinante. Decadente. Dall'incontro con l'albergatore gentile e confuso, divorato da una solitudine stagionale forse troppo costante dentro la sua vita. 

Ma sì, perchè no? Camminiamo al contrario, dalla casa venduta, quella in cui dieci anni fa esatti ci trasferimmo con la mia famiglia, ma io qualche giorno prima, a vivere un'indipendenza che mi fece sognare. Per sei giorni. In mezzo agli scatoloni. Poi c'è la casa comprata, quella per mia madre e mia nonna. E la casa che sto cercando di comprare, la mia. Quella di cui sono innamorato, che sogno la notte, che mi sembra un' isola in questo mare in tempesta, che vorrei addobbare, arredare, riempire, annusare, vivere, ascoltare, abbracciare. I mille cavilli, la burocrazia di mutui e contratti, le attenzionichenonsonomaiabbastanza. Prima ancora i mille annunci incontrati sui giornali specializzati, raccolti in cartelline, in cartelle più grandi, accatastati sulla scrivania. Le visite alle case ed ogni visita un sogno, una recita, il tentativo di immedesimarsi nella copertina per capire come sarebbe potuto essere il racconto da là dentro. Visto dal giardino della casa che qualche mese prima mi ero preso in affitto tutta questa frenesia appariva bella. Impegnativa, ma bella. E Zapata è un ottimo compagno con cui condividerla. La condivisione seria invece è spettata alla povera Eli che mi ha sopportato e supportato in ogni passaggio, sorbendosi ogni ansia, indecisione, sclero e incazzatura, e per questo non potrò mai spiegarle fino in fondo la mia gratitudine e quanto la amo.

Ma proseguiamo.

La Zafirona ha sostituito la mitica Fusion, compagna di mille giorni e mille viaggi: il pachiderma a metano contro la Uav scattante è una rivoluzione. Anche piacevole.

Sfoglio le foto sull'Iphone che si è vissuto con me tutto questo lunghissimo anno e trovo un'estate fatta di piscina e grigliate, di corse con Zapata e mangiate in compagnia. Giugno finiva con una cena assurda a Poggibonsi, con l'intero ristorante sequestrato da un'orchestrina terribile che pretendeva  la partecipazione degli astanti. Era iniziato con un trasloco impossible, con l'auto piena e i fratelli di sempre a montare mobili ed improvvisarsi elettricisti in una casetta stupenda sommersa da chili di sporcizia accumulata che richiese una pulizia ininterrotta di quattordici ore per esser scacciata (e ancora grazie Eli…).La foto dell'ultima sigaretta fumata, Alissa che cresce, i panorami stupendi, le riunioni impantanate di una sinistra già ferma dopo un'altra tornata elettorale in cui, seppure a stento, eravamo riusciti a sopravvivere. 

Di quel tentativo parlano le immagini della 500, tutta addobbata e stracarica, che gira per la provincia. Le serate passate ad attacchinare manifesti e concluse con una birretta a tarda notte, sporchi di colla fino alle ginocchia, per farci le ultime due risate in compagnia. Poi l'Aprile dell'Abruzzo, del terremoto, della voglia di andare. Il campo di Coppito, la notte al gelo accanto al braciere, le scosse continue, il silenzio spaventoso dell'Aquila deserta.

Le foto al buio dell'accampamento in federazione, le cene al lume di candela per romanticissima mancanza di luce (staccata la sera stessa), le riunioni fiume, hanno una sola costante: i sorrisi sulle nostre labbra la voglia di crederci ancora. E pensare che seguono a ruota le immagini di Chianciano, della scissione, della rottura con un pezzo di esistenza che, per qualcuno (per me per esempio), durava da undici anni.

Il primo set di foto scattate nel 2009 ci ritrae insieme: Io, il Canna, il Ciocci, Samu, Carolina, la Cioce, Ire, il Minu e il Tanga (Luchino???). Forse c'era anche l'Avellinese desaparecido nascosto in qualche angolo. Forse, ma non ci giurerei, anche Davidone, andato via qualche minuto prima degli scatti. Ridevamo come pazzi, davanti a birre immense che bagnavano una serata stupenda fatta semplicemente di NOI. Quel NOI che abbiamo costretto a passare sotto il tritacarne così tante volte da non ricordarcelo più e che ha vissuto quest'anno come il più difficile da quando ha preso forma. Quel NOI che nel bene e nel male, magari sempre a pezzi, magari un po' malandato, riesce a venirne fuori anche questa volta e che è la cosa più straordinaria che abbiamo da conservare.

GRAZIE. 

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3 commenti su “Fine anno”

  1. bellissimo racconto è il regalo più bello che mi potevi fare………….ti voglio bene…….ciaooooooooooo

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