Rabbia e amore, perchè muovono il Mondo. Rabbia e amore perchè adesso ce ne è davvero bisogno. Senza rimane solo l'indifferenza in cui anneghiamo ogni giorno, che ci spinge davanti al baratro che solo in pochi guardiamo spaventati. In questo blog non ci saranno risposte. Solo il tormento dubbioso di chi ogni giorno muove i suoi passi cercando le giuste domande.

Ricapitolando

 

Quindici righe (o giu di lì) per riassumere questi ultimi giorni lontano dal blog e dall'idea stessa di scriverci sopra.

- Ieri sera a Coldimosso (Val di Susa) durante gli scontri con la polizia è rimasto gravemente ferito un ragazzo. I telegiornali "affrontano" la notizia mandando il servizio in coda al buffet tette&culi.

- Al Centro per l'Impiego mi hanno spiegato che se metto troppe qualifiche nel curriculum non mi prenderà mai nessuno a lavorare perchè per i lavori di merda che ti offrono basta avere un'automobile e saper respirare.

- Domani mattina, se non succedono altri casini (evito per carineria di citare quelli già accaduti e tocco ferro), firmerò l'atto di compravendita della mia casina in mezzo alle verdi crete senesi. 

- Ho imparato a fare il nodo alla cravatta. Più o meno.

- Fra le competenze del CV potrei iniziare ad inserire anche muratura, idraulica e nozioni di base da apprendista elettricista, tanta è la testa che sto facendo sui lavori nella (futura?) casetta di cui sopra. Nel frattempo ringrazio il cielo (nessun dio, solo il cielo, le nuvole ecc.) per aver incontrato Everaldo, Cornelio e il Rosso (che non riesco mai a ricordarmi come si chiama) che stanno facendo un lavoro straordinario fra bagni da rifare, mattonelle, pavimenti, tracce e sottotracce, buchi, fori, stufe, impianti…

- Sono stato eletto portavoce cittadino del circolo di Sinistra Ecologia e Libertà di Siena. Rimando ogni considerazione alle prossime settimane.

- Non ho scritto niente sulle primarie in Puglia ma… Grande Nichi!

- Ho venti post non finiti fra le bozze e per fare in modo che questo non diventi il ventunesimo lo chiudo qui.

To be continued…

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Modello reality show ipersecuritario

Fa sempre una certa impressione osservare come temi di enorme importanza e di grande complessità vengano sempre più spesso dati in pasto ad un carniere osceno fatto di semplificazioni e demagogia che costituisce il primo fronte della propaganda politica di destra in questa città.
Che il quartiere di San Miniato, dove ho vissuto per diciassette anni, finisca sulle pagine dei quotidiani per atti vandalici che costantemente turbano il quieto vivere e che altre volte, fortunatamente non così spesso, arrivano persino a mettere in pericolo l’incolumità della popolazione, non è una novità. Potrei persino elencare, per come si succedono nella mia memoria, almeno altri due eventi molto simili accaduti negli anni passati. Ma trasformare questo elenco nella caricatura grottesca di un bollettino di guerra volto al solenne obiettivo di gridare allo scandalo, al quartiere “Bronx”, al pericolo banlieues , oltre a fare un grave torto agli abitanti del quartiere, comporta una volontà chiara di non affrontare il problema.
San Miniato è nato come quartiere dormitorio, annegato nel grigio cemento, privato di qualsiasi forma di crescita sociale e culturale collettiva, dotato dei soli servizi “essenziali” che alimentavano un confine sempre più evidente con il resto della città. Dalla sua nascita sono trascorsi molti anni accompagnati da cambiamenti profondi, da una trasformazione in embrione importante che ha mutato, oltre alla geografia del quartierte, anche la sua mappa sociale. A questo hanno sicuramente contribuito la costruzione della residenza universitaria, della chiesa e dei locali della parrocchia di Don Sergio, del nuovo centro commerciale, persino del polo Monte dei Paschi che apriva alla prima inversione di “traffico” rispetto al quartiere, individuandone uno, in entrata, che non rappresentava il ritorno a casa, nel dormitorio, ma che avviava una vita lavorativa, produttiva, all’interno di quel territorio.
Questa trasformazione si è poi interrotta bruscamente, nell’ incapacità di riconoscere il mutamento in atto. In un quartiere abitato e frequentato da tanti giovani non esiste un locale aperto oltre le otto di sera, non un pub, una pizzeria, un ristorante. Niente.  Strade deserte e saracinesche abbassate. Un vuoto che riguarda il modello stesso di vita a cui allude questo tipo di organizzazione urbanistica: lavoro/casa/lavoro, figlio di un pensiero disumanizzante sconfitto ovunque se ne sia tentata l’applicazione.
Un vuoto che non si colma e non si può colmare con più polizia o con l’istallazione di telecamere ad ogni angolo. Si tratta di trasformare la forma stessa di quel quartiere, di costruire spazi di emancipazione per chi vive ancora situazioni di forte disagio e luoghi di svago, di produzione culturale, di incontro, che facciano del vivere collettivo e quotidiano l’unica forma di autotutela possibile. Non strade deserte controllate da uniformi e telecamere, ma strade vive, attraversate da tante persone che vogliono imparare di nuovo a conoscersi.
La proposta che faccio, che fa il circolo di Siena del Movimento per la Sinistra / Sinistra e Libertà, è la costruzione di un tavolo pubblico, circondato da assemblee di quartiere aperte, che metta all’ordine del giorno la discussione sul modello di vita e di abitabilità che si vuole costruire e che impegni le istituzioni ad agire poi nel senso scelto, senza gabbie o porte blindate ma con la voglia di ricostruire il nostro stare insieme.

Alessandro Francesconi
Portavoce del Circolo di Siena del Movimento per la Sinistra / Sinistra e Libertà

(pubblicato sul Corriere di Siena, venerdì 16 ottobre)

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Il volto della vostra vergogna

Non ci sono più dubbi, nessuna fumosa ricostruzione piena di contraddizioni. Oggi parlano le immagini, con la loro forza cruda di raccontare una verità che è rimasta nascosta troppo a lungo. Una verità che fa male ad una non-democrazia incapace di agire attraverso le sue istituzioni contro chi per quattro giorni interi, nel Luglio del 2001, ha spento lo stato civile italiano.

In questi fotogrammi si vedono ispettori di Polizia, membri dei Servizi (Luperi è il direttore dell'ex SISDE) che costruiscono prove false con cui avrebbero poi giustificato il massacro della Diaz. Una mattanza preparata a tavolino, ultimo atto (Bolzaneto a parte) di quattro giorni di repressione fuori da ogni binario.

Ora sappiamo che la verità che abbiamo raccontato con i video autoprodotti, con le immagini delle telecamere tenute alte sotto i manganelli, è realtà oggettiva e non più discutibile. Ora voglio sapere chi pagherà. Ora, soprattutto, voglio la certezza che non sarà solo qualche poliziotto "sacrificabile" a fare i conti con la giustizia; è necessario che siano accertate le responsabilità politiche di chi ha preparato e gestito ogni fase del vertice: coloro che hanno approntato la militarizzazione di Genova, che hanno ordinato le cariche indiscriminate stazionando dentro le questure abusando del loro incarico e che adesso, in buona parte, governano questo Paese o ricoprono ruoli centrali di responsabilità dentro la catena di comando delle forze dell'ordine o dei servizi segreti. Dall'attuale Presidente della Camera Gianfranco Fini al capo della Polizia Antonio Manganelli, nomi di rilievo in una Repubblica che ha perso se stessa.

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Un dubbio legittimo

 

Più o meno le otto di martedì sera. Siena. Sono fermo ad uno stop e guardo una sfilza di auto che mi sfrecciano davanti. Un furgone, una Punto, una Smart, una volante della Polizia. L'agente al volante rallenta, mi squadra passando. Ho un presentimento. Trenta secondi dopo premo sull' acceleratore, mi immetto in strada e aspetto il materializzarsi del presentimento di cui prima: la volante si è fermata a lato della strada, nel bel mezzo di una rotonda ed il poliziotto scende in fretta e furia con la paletta in mano pronto a calarla davanti a me. Accosto. Di fronte al finestrino abbassato l'uomo in divisa mi chiede patente, libretto e documenti degli altri passeggeri. Ho una curiosità, troppo forte per rimanere celata nei meandri della mia mente. "Agente, mi scusi, posso chiederle cosa vi ha incuriosito in me o nella mia auto, tanto da fermarvi immediatamente per chiedermi i documenti?" Ma lui mi spiega che è un NORMALE CONTROLLO. Provo allora io a spiegare a lui che di normali controlli effettuati così, solo in questo mese, me ne sono capitati già cinque e che, non per mala fede, inizio a pensare che se ogni volta che incrocio una volante questa mi insegue per fermarmi magari devo proprio avere qualcosa che non va nella mia estetica. Oltretutto sono appena uscito dall'ufficio di un alto rappresentante delle istituzioni che raccontandomi la sua teoria sulla gestione dell'ordine mi spiegava come un controllo serrato, ripetuto, serva a rassicurare la popolazione rispetto ad un elemento che questa percepisce come pericoloso. Se c'è qualcosa che mi fa apparire pericoloso, insomma, vorrei saperlo. Ma ancora il simpatico poliziotto mi spiega che la frequenza con cui vengo fermato è solo una questione di mera matematica: numeri e niente più. Cioè: io vivo a Siena da 23 anni, Siena ha 65.000 abitanti, io giro spesso in auto e quindi è ovvio che mi fermino ogni volta che mi incrociano (!). Sostanzialmente è la statistica che mi incula. Ed io che pensavo che fossero i capelli!

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194 motivi per non votare il ciccione

 

Non che di per se il povero Giulianone sia un "pericolo" elettorale: credo sinceramente che la sua sgradevolezza sia pari solo alla sua incapacità di intercettare il pensiero comune, come quando, ormai diversi anni fa, tentò di lanciare una solitaria campagna contro un Benigni all'apice della sua popolarità. E lo fece, ricorderete, ripreso dalle telecamere mentre se ne stava incastrato fra i braccioli di una povera ed incolpevole poltrona nel suo salotto, intento a lanciare uova contro lo schermo del televisore che mostrava in onda il comico toscano. No, non è lui che mi spaventa. Nè il suo soggetto elettorale da zero virgola qualcosa percento. Credo che persino Berlusconi, intento ad ordir trame contro l'ex alleato Casini,  si stia rendendo conto che la discesa in campo di Ferrara potrà essere un problema esclusivamente per i poveri grafici che dovranno riuscire a metter tutto quel faccione dentro i manifesti elettorali.

Quello che mi fa paura, davvero, nel profondo del cuore, è questo crescente rigurgito clerico-fascista che attraversa questa martoriata penisola e che come ogni ondata di estremismo (a maggior ragione se religioso) è tanto più pericoloso quanto maggiore è l'ignoranza, nel suo senso etimologico. La distruzione della Cultura, unita al senso di smarrimento generale dato dall'incapacità di comprendere le sempre più veloci trasformazioni economiche e sociali, genera una sorta di fuga nel rifugio "sicuro" dell' identità. Un ritorno al passato che determina l'impasse della ricerca, individuale e collettiva, di quella sperimentazione capace di costruire adattamento al mutare delle situazioni: si blocca la crescita culturale, l'emancipazione, di ognuno di noi e di tutti noi. Ed in nome di quella fuga nell' identità si danno per buoni non solo i diktat del dittatore di turno (adesso credo proprio che tocchi a Ratzinger) ma anche le strampalate premesse che li trasformano in incontrovertibili verità.

L'informazione, poi, è ridotta ad un grande format riservato esclusivamente a ciò che può esser trasformato in gossip, in telenovelas, in soap opera. E possibilmente costruire generalizzazioni becere. Così, mentre il delitto di Cogne e di Perugia si passano la staffetta, quello di Garlasco diventa una fiction da presentare in seconda serata a Matrix. L'omicidio Reggiani, invece, diventa la giustificazione di provvedimenti anti-rom che riportano la mente ai decreti mussoliniani "contro i cittadini di razza ebraica".

C'è una notizia di questi giorni che invece non sta facendo scalpore. E' apparsa sottotono su un quotidiano locale e poi è stata timidamente riportata da altri (Repubblica) in qualche trafiletto. Prato: una ragazza cinese di vent'anni viene ricoverata d'urgenza con diverse lacerazioni, intestino ed altri organi con lesioni importanti. Si è procurata queste ferite nel tentativo di abortire. Ancora più a margine della notizia si trova qualche dichiarazione dei medici dell' ospedale che ha ricoverato la giovane. Sono interviste di denuncia che parlano della percentuale di aborti clandestini che ancora oggi è altissima in Italia, soprattutto nelle comunità di immigrati. Ma perchè? Dati per scontati alcuni fattori che fanno riferimento alle strutture sociali e culturali di molte comunità, ho fatto una piccola ricerca ed ho trovato qualche dato interessante, significativo e per me, fino ad oggi, sconosciuto: il costo di un aborto in un ospedale pubblico del nostro paese se non si ha la cittadinanza.

Circa 810 euro è il prezzo per abortire. 2500 per il parto. E la cosa diventa ancora più curiosa quando salta fuori una circolare firmata dalla Ministra Turco nel 2007 che introduce lo stesso trattamento anche per "le cittadine neo-comunitarie (rumene e bulgare) senza contratto di lavoro". Quindi, addirittura nemmeno la cittadinanza europea è più una garanzia ma anzi si istituisce una sorta di principio sul reddito opposto a qualsiasi logica di stato sociale: se non hai reddito, paghi. C'è anche chi rischia una denuncia per danni all'erario, come dice a Repubblica Giovanna Scasellati, responsabile del day hospital del San Camillo di Roma, perchè, per aggirare una circolare incostituzionale "facciamo figurare l'urgenza per tutte".

In uno Stato in cui accedere alla pillola del giorno dopo è quasi impossibile, in cui ci si scontra regolarmente, davanti al bisogno, con medici obiettori, in cui i consultori sono presidiati da operatori per la vita cui sono stati dati praticamente gli stessi diritti degli psicologi. In un Italia in cui può capitare che a 39 anni, ti trovi costretta ad abortire e uscita dalla sala operatoria in stanza non trovi una psicologa o un' assistente sociale pronta a darti conforto, ma sette agenti di polizia che ti mettono sotto interrogatorio… c'è chi ancora non scende in piazza quando sente dire che c'è bisogno di tornare indietro di quarant'anni rispetto all'autodeterminazione, ai diritti civili, alle libertà sessuali. Questo mi fa paura.

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