Rabbia e amore, perchè muovono il Mondo. Rabbia e amore perchè adesso ce ne è davvero bisogno. Senza rimane solo l'indifferenza in cui anneghiamo ogni giorno, che ci spinge davanti al baratro che solo in pochi guardiamo spaventati. In questo blog non ci saranno risposte. Solo il tormento dubbioso di chi ogni giorno muove i suoi passi cercando le giuste domande.

I costi della differenziata

 

Vivo in un posto che è un tributo semi-orgasmico alla bellezza della natura: immerso nelle crete senesi, incantato dalle sfumature che il grano appena arato lascia sulle colline che circondano questo podere, riscopro l'amore per la campagna ed un po' di coscienza simil-ecologista. Questo luogo da favola è protetto da mille leggi, normative, microdelibere e macroillusioni che dovrebbero preservarlo dal violento stupro dell'urbanizzazione cementifera e dallo sviluppo industriale smodato. Così la strada che porta a Leonina è e rimane di terra battuta, senza che un manto asfaltato possa rovinare il colpo d'occhio con una sbavata catramosa in mezzo al verde. Le case sono ricavate dalla ristrutturazione di poderi, fienili, capanne e casali già esistenti, con lavori capaci di mantenere l'antico stile senza sfigurarlo. Nemmeno i cassonetti, nonostante l'importante ruolo che ricoprono rispetto alla cura dell'ambiente e della sua pulizia, possono risalire il poggio dorato, un po' per stanchezza, un po' per la pigrizia di chi non riesce ad immaginare un cassonetto diverso da quello brutto, metallico ed esteticamente impattante come l'impianto di lavorazione di compost che sputa miasmi e schifezze varie duecento metri più sotto. 

Rimando di qualche giorno (si, si, magari anche qualche settimana) il post su quantomifagirarelepalleilfattochequestipostisianofinteoasiincuil'ambientesistupracomunque- malosilasciafareadunsaccoditizipienidisoldimentreavallesirespiramerdadapoveracci e mi dedico invece al post su quantomifagirarelepalleilcostodiunabuonascelta.

Nonostante il cassonetto più vicino sia un residuato bellico con su una scritta altrettanto antica, nell'era del fashion-ecologic-toy, che recita "Raccolta indifferenziata", mi sono detto che sarebbe stata una bella cosa accettare i tre chilometri in più da macinare ogni volta che butto la spazzatura in favore di un impegno ambientale individuale più consistente. Sostanzialmente: vorrei provare a fare la differenziata anche se qua è un casino. Oltretutto, mi son detto, riuscire a separare organico ed inorganico mi darebbe anche la possibilità di organizzare meglio la gestione del consumo della mia vita da solitarioinun(mitico)monolocale senza dover scegliere fra combattere contro mosconi grossi come la mia testa o buttare via sacchetti pieni neppure per metà. 

Detto fatto, mi sono messo alla ricerca del classico (più o meno) cestino con due/tre sportelli e relativi pedali per differenziare il pattume. Risultato, anzi risultati, sconcertanti. Abbattuto dallo scaffale vuoto del Penny Market ho provato a Cose di Casa che offriva ben due possibilità: trombone di plastica grezza dal colore inguardabile (in entrambe le varianti) per circa ventidue euro e il modello in finto metallo (plasticaccia verniciata) con due cassetti a "soli" quarantanove euro. Mi son detto che, se quelli erano i prezzi, tanto valeva lanciarmi verso il tempio del design. Ore 12.00, 2Link, Siena. Il primo modello è esattamente ciò che stavo cercando: grigio metallo, sobrio, tre pedali e tre sportelli. Novanta euro e 'sticazzi. Il secondo modello ha solo due scompartimenti ma si apre come il tetto di una stazione spaziale: duecentocinquantasette (257 eh!) euro, e ancora non capisco perchè cazzo dovrei spendere mezzo stipendio per un cestino in cui buttare la spazzatura. Il terzo si chiama Ovetto, costa lo stesso una cifra folle (centoquindici euro) ma quantomeno ha la bontà di rappresentare un decisamente eccentrico oggetto di design.

Quello che mi colpisce, anche in quest'ultimo caso, è però la cecità assoluta di simili strategie di vendita e di immissione sul mercato. Voglio dire che un cestino pensato per fare la differenziata dovrebbe, nel duemilanove, essere un oggetto di uso comune in ogni appartamento. Il fatto che i prezzi (e il tipo di produzione) si rivolgano ancora ad un target di nicchia, ingessa sia il mercato sia l'assunzione maggioritaria di una buona pratica. Eppure sembravano averlo capito i cervelloni dell'ambientalismo soft: la consuetudine, nell'era del consumismo, si costruisce spesso a partire dall'accessorio. Il boom delle lampadine a basso consumo energetico e degli scarichi del water differenziati si è avuto quando questi hanno preso posto negli scaffali accanto ai predecessori tradizionali con prezzi simili e uguale reperibilità. A quel punto il risparmio energetico e la coscienza ambientale incontrano il semplice ragionamento che guarda molto spesso al risparmio concreto e individuale, a quanto denaro cioè risparmieremo sulle bollette, e costruisce una consuetudine solida e uno sguardo attento rispetto allo sviluppo di quel campo.

La stessa raccolta differenziata è una realtà ormai affermata in quasi tutte le realtà, nonostante le diverse lacune che il sistema conserva; per fare il salto di qualità ci vuole un di più che in questo momento viene negato. Sarebbe interessante, allora, vedere associazioi importanti come Legambiente spensere le proprie energie su prodotti di massa a basso costo capaci di invadere il mercato, piuttosto che su oggetti di design costosi e ricercati che non hanno certo bisogno di collaborazioni di questo tipo per trovare la propria collocazione di consumo.

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Fase 2 – scelta della casa

 

Come dicevo nel post qua sotto, alla fine,l'estenuante ricerca ha dato i suoi frutti. Mi sono trovato a scegliere fra due monolocali molto simili anche se situati in zone molto diverse. Entrambi con giardino, uno più vicino alla città, l'altro più lontano di qualche chilometro. Dopo mille pensieri alla fine mi decido, alzo la cornetta ed avvio la fatidica telefonata. Concordiamo per telefono l'appuntamento con l'agenzia, il tipo di contratto, l'arredamento essenziale mancante e, quindi, da comprare. Manca il letto ma ci pensa la padrona di casa, al materasso provvederò io. Due giorni dopo la telefonata mi sono ritrovato davanti al responsabile di un'agenzia immobiliare che, per non far altro che guardarmi firmare un contratto, pretendeva più o meno 700 euro. Anzi, a pensarci bene un'altra funzione la svolgeva sottoponendomi ad  una sorta di terzo grado rispetto al mio reddito, posto di lavoro, sicurezza dell'impiego, abitudini di vita… sembrava di esser tornati ai bei tempi degli arrivi al Ben Gurion airport.

Ammetto la mia ignoranza, nel senso che ignoravo proprio la necessità di dover pagare per un non-servizio ricevuto. Capisco che un'agenzia debba guadagnare sulle transazioni e capisco anche quando la cifra è richiesta al locatore: ti mettono la casa sul mercato, inseriscono gli annunci, pubblicizzano il tutto, gestiscono il primo contatto. Ma quando dall'altra parte c'è un tizio (io) che null'altro ha fatto se non aprire il giornale, leggere un annuncio, comporre un numero e fissare un appuntamento a cui quella dell'agenzia non si è neppure presentata, non ne capisco bene il senso. Anzi, a dire il vero il senso lo capisco e temo che sia quello di un sistema costruito con l'unico fine di metterlo nel culo (per usare un francesismo) ai poveri cristi che non hanno altra scelta, che accettano di pagare un affitto che potrebbe, come cifra, essere tranquillamente un mutuo ma non hanno nessuna garanzia, nè in termini bancari nè in termini umani rispetto al futuro, per accenderne uno.

Rispetto ai piani le spese "extra" si sommano giorno dopo giorno, sempre più ingiustificate rispetto ad uno schema di analisi logico/razionale:

- Cambio intestazione bolletta/utenza del gas 103 euro

- Cambio intestazione bolletta/utenza dell'elettricità 30 euro

- Agenzia (dopo diverse discussioni e trattative) 400 euro

- Spese in marche da bollo per l'agenzia delle entrate 50 euro

Ma tant'è, e stringendo la cinghia si cerca di pagare e tirar dritto. Finisce anche che sull'acquisto del letto e del materasso ci si costruisca una cultura importante (e totalmente inutile) rimandendo intrappolati in una ragnatela inaspettata. Il letto devi comprarlo da Ikea perchè è l'unica che fa prezzi accessibili. Sul materasso ci sono molte altre opzioni, più sicure per prezzo e per qualità. Ma si da il caso che la catena svedese venda materassi, doghe e strutture letto che rispettano lo standard europeo in quanto a dimensioni, cioè la lunghezza è di 200 cm. In tutti gli altri negozi si trovano reti a doghe e materassi che seguono invece uno standard tutto italiano: 190 cm.

I tavolini "da fumo", quelli per capirci che si mettono in salotto, in mezzo ai divani, sono un prodotto a parte: costano un occhio della testa se sono carini, mentre la fascia economica è una sfilata di brutture improbabili che nessuno si metterebbe mai in casa. 

Ma questa parte, forse, riguarda più la fase 3, quella dell'arredo e della mania da shopping compulsivo per riempire la nuova tana di cianfrusaglie inutili che non potresti permetterti, e dato che sto per uscire e lanciarmi verso l'Ikea e verso il 2Link (negozio di design), vi rimando al prossimo post.

Stay tuned.

Ps 

ovviamente si accettano consigli di ogni genere!

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Mercato civile e militare

 

Va bene, lo ammetto: questa volta ho voluto strafare. Non pago della frenesia disumana che ogni campagna elettorale porta con se, e che è evidentemente amplificata in modo esponenziale per chi, in una fase politica così convulsa, sta a sinistra, ho voluto aggiungere alla mia vita un passo importante come quello di andare a vivere da solo che si costruisce di così tanti casini e imprevisti da farmi decidere di costruire sul mio blog una specie di "cronaca" per fasi capace di raccontare tutti gli ostacoli e i passi falsi che hanno minato le mie gambe durante il cammino.

Fase 1: la ricerca di un appartamento

La conclusione a cui sono giunto alla fine della ricerca è che in questa città il mercato degli affitti è più o meno diviso in due branche: militare e civile. Il primo è destinato agli studenti fuorisede, un mercato selvaggio che propone loculi semidistrutti e sgabuzzini semiammobiliati a prezzi insostenibili. Una volta ho trovato su un giornale locale l'annuncio di un'agenzia che proponeva un "grazioso monolocale dentro le mura" per la modica cifra di cinquecento euro. Più per curiosità che per reale interesse, ho alzato la cornetta. Dall'altra parte una voce mi ha spiegato che "il monolocale sito in Via del Comune" era affittabile solo a "gente di vicino" intendendo, con la strana dicitura, persone che hanno un altro appoggio nei dintorni. Alla mia richiesta di spiegazioni ha poi risposto che l'esigenza era dovuta al fatto che "se uno ha troppi vestiti, lì dentro non ci entra". Seguiva poi, incalzata dalle mie domande, la descrizione dell' "appartamento": 

Agenzia: "è una mansardina piccola con un letto ad una piazza…"

Io: "vabbè, ma in caso è possibile metterne uno più grande?"

Agenzia: "no, guardi, il letto ci entra preciso, lascia giusto lo spazio per aprire la porta d'ingresso"

Io: "ah, ma ci sono finestre, punti luce?"

Agenzia: "no, la luce (e l'aria) si prende dalle scale"

Io: ma nell'annuncio c'è scritto che è un monolocale completo, c'è il bagno?"

Agenzia: "certo! Cioè, dietro ad una tendina c'è il water e un piccolissimo lavandino. Poi è stato installato sopra al lavandino un nappo per la doccia e nel pavimento c'è un buco in terra che funge da scarico, anche se, essendo l'appartamento molto piccolo, si rischia di bagnare il letto. Lei è uno che si fa molte docce?"

Io: "Eh, ogni tanto sì, ho il vizio di lavarmi… comunque, andiamo oltre, mi sorprenda: c'è la cucina?"

Agenzia: "Ah, sì certo! Cioè, c'è un fornellino da campo riposto sotto il letto, quando lei deve cucinare lo tira fuori, lo appoggia su una mensolina che sta sopra il letto e cucina. Poi lo rimette di nuovo sotto il letto."

Ora io giuro che questa telefonata è reale, non gonfiata o esagerata, semplicemente una della chiamate che descrivono in maniera paradigmatica il perchè dell'aggettivo "militare" che ho rivolto alla prima tipologia di affitto nel senese. E' una guerra totale in cui il target di destinazione non è considerato umano o munito di dignità civile. Ovvio poi che accanto al privilegio di essere sfruttati gli eventuali inquilini devono rispondere ai più disparati requisiti, spesso inseriti direttamente nell'annuncio per "evitare i perditempo". Ne elenco qualcuno di seguito:

- "no studenti dei primi anni"

- "no studenti ultimi anni" (sarà per par condicio)

- "no studenti meridionali"

- "solo studenti residenti in Toscana"

- "si affitta solo a studentesse" (per un monolocale!) 

- "si affitta solo a studenti con reddito proprio" (e certo!)

Capite bene che, se questo è il quadro, l'altra branca del mercato deve essere per forza migliore. E lo pensavo anche io. Sbagliandomi drammaticamente. Il mercato "civile" al contrario dell'altro, riconosce nel proprio target una dignità umana e per questo non è un luogo in cui possono entrare tutti. I prezzi sfiorano spesso la fantascienza, per un monolocale di 30 metri quadri in periferia si arriva a chiedere anche 1000 euro, e la garanzia di un buon reddito proprio e di una buona posizione sociale non sono optional. Le richieste poi sono esilaranti:

- "si affitta solo a donne" (sempre per un monolocale)

- "no fumatori" 

- "no operai"

- (ovviamente) "no studenti"

- "solo dipendenti Monte dei Paschi"

- "solo dipendenti MPS o Novartis"

Quando invece si inizia a sondare la provincia le cose, almeno un po', migliorano e cercando bene si finisce per trovare qualche offerta accettabile. Ora si da il caso che a me servisse una tipologia di affitto abbastanza particolare: un bi/monolocale che avesse almeno un pezzetto di giardino recintato per il mio dolcissimo Zapata (cane). Ho trovato, differentemente da quanto pensavo, molti alloggi che rispondevano alle mie necessità: case in campagna circondate dal nulla, monolocali con giardinetto che sembravano tende nel deserto, appartamenti con giardini di cinquecento metri quadri. Un solo problema: nessuno vuole cani. Uno mi ha addirittura detto, dopo avermi illustrato le gioie del suo monolocale in campagna, affittato al nero, immerso nel verde ma a due chilometri dal paesino, nel silenzio più totale dove "puoi fare quello che vuoi, se hai voglia di mettere musica non c'è nessuno nel raggio di 3-4 kilometri" e dove avrei potuto esperire "tutto il piacere della campagna senza rinunciare ai confort di una città", un posto in cui "se ti piace il verde e gli animali ti sembra un paradiso", dopo tutto questo, dicevo, mi ha spiegato che il cane lì non potevo tenerlo perchè "i cani abbaiano". Dico io "ammesso e non concesso che il mio cane abbaii, a chi cazzo può dar noia?". E lui, sicuro di se mi ha risposto "è una questione di principio!". Inutile dire che non è stato l'unico episodio di questo tipo, dato che la ricerca è durata tre mesi. In sintesi: se ami la campagna, il verde, il silenzio, non c'è problema. Se ami anche gli animali, sei fregato. 

Alla fine però questo tour de force fra agenzie e annunci il suo frutto l'ha dato… aspettate il prossimo post.

stay tuned.

 

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