Rabbia e amore, perchè muovono il Mondo. Rabbia e amore perchè adesso ce ne è davvero bisogno. Senza rimane solo l'indifferenza in cui anneghiamo ogni giorno, che ci spinge davanti al baratro che solo in pochi guardiamo spaventati. In questo blog non ci saranno risposte. Solo il tormento dubbioso di chi ogni giorno muove i suoi passi cercando le giuste domande.

Mi oppongo (?)

Mentre il telegiornale (ormai è inutile usare l'indeterminato "un" dato che sono tutti fottutamente uguali, cioè più che allineati, prostrati) annuncia con grandi squilli di trombe l'ultima, geniale, trovata del Presidente del Consiglio (lo spostamento del G8 a L'Aquila) mi viene da pensare, gonfio di sconforto, alla situazione in cui ci troviamo. Ma sia bene inteso che questo post non è e non vuole essere un tentativo abbozzato male di analisi delle (non)prospettive politiche o l'ennesimo lamento contro il declino della classe dirigente di questo paese, è più una riflessione forzata degli anni che ci aspettano e, anche più egoisticamente, che mi aspettano come individuo costretto ad abitare questo mondo in quello che si prospetta come uno dei periodi più bui e privo di vie d'uscita che siano mai capitati. 

Faceva uno strano effetto sentire il plauso unanime alla scelta del Consiglio dei Ministri, nessun servizio presentava voci fuori dal coro, nessun giornalista, politico, essereumanoqualsiasi, che dicesse che forse abbandonare i cantieri aperti alla Maddalena e toccare l'apice di un populismo malato, spinto verso confini tanto sconosciuti quanto estremi, non fosse proprio una buona idea. D'altra parte sono stato in pochi pure a far notare, a suo tempo, che è un po' malsano in un paese che si pretende civile ospitare un nuovo vertice del G8 dopo ciò che è accaduto a Genova nel Luglio del 2001 e soprattutto non avendo sciolto prima i nodi che legano ancora nel silenzio e nel segreto una delle pagine più oscure della Repubblica. 

G8 a parte ripeto, fa impressione sentire l'unanimità dei pareri in quella che storicamente è una delle scene politiche più variopinte d'Europa. Parole come "opposizione" sembrano aver perso ogni significato quando il termine fa da vestito a soggetti come UDC, IdV e Partito Democratico. Sul partito di Casini non ci spendo una parola. L'Italia dei Valori è una contraddizione interessante, ma mi sono già espresso spesso in merito. Per riassumere basti dire che mi sembrerebbe assurdo, se non fossimo nell'era di Berlusconi, che una simile accozzaglia trovi il coraggio di definirsi partito politico. Fa anche ridere la ripetizione speculare delle critiche che Di Pietro muove al centro-destra. Il proprietario di un partitino che non conosce democrazia interna che critica il proprietario di un partito che non conosce democrazia interna (e che anche su quella esterna lascia un po' a desiderare), che accusa l'altro di "infiltrazioni" di ogni genere fra le sue fila mentre il suo soggetto (poco)organizzato diventa il contenitore ideale sui territori di pacchetti di trombati e affaristi che vi vedono un potenziale elettorale grazie alla proiezione pubblica guadagnata sul livello nazionale. Sulla politica poi lasciamo stare, individuare un'opposizione alle destre in un soggetto che fa del giustizialismo più bieco, della retorica para-fascista, i propri motivi di esistere mi sembra quantomeno grottesco. 

 

Il PD è un esperimento nato male, un tentativo di imitazione fallito sul nascere che si basava sulla biologica stupidità dell'elettore del centrosinistra istupidito da anni di porcate a firma Ds. Non si capisce bene quale ne sia l'anima, o per meglio dire, l'intento. Sembra che l'obiettivo di Franceschini & c. , almeno quello dichiarato, sia quello di "governare". Interessante di sicuro come proposito in un paese in cui la governabilità è diventata un valore a se, ma gli amici del loft dovranno pur comprendere che il sistema più governabile per antonomasia è quello privo dei passaggi democratici e dei luoghi in cui esprimere il dissenso, in poche parole il nirvana della governabilità è la dittatura; ed in questo credetemi la destra è storicamente più capace. Lungi dai Rutelliveltronifranceschinidalema Boys raccontare quale è il progetto, l'idea di società con cui vorrebbero governare ma il problema è che anche quando danno qualche indizio è un disastro: la parola d'ordine è scavalcare a destra. Qualche giorno fa guardavo un manifesto in una sede del PD, una critica serrata a Berlusconi perchè ha ridotto i finanziamenti alla polizia dimostrandosi incapace di gestire la questione sicurezza con il guanto di piombo. Sul caso Englaro ed un tema così importante come il testamento biologico, ma ancora di più, come la discussione sul fatto che la nostra vita ci appartenga o meno, che il metro di analisi sia quello razionale e non quello religioso, che il sistema legislativo sia la scrittura nata e cresciuta attorno al lume e non intorno ai dogmi clericali, su tutto questo dicevamo, l'ordine era il silenzio. Peccato poi che alla mediazione afona abbiano fatto seguito azioni istituzionali pazzesche, voti sciolti in parlamento e dichiarazioni dei mille esponenti delle mille anime piddine che in confronto Ratzinger sembra ateo e progressista. Unica nota positiva è che almeno con loro l'accanimento terapeutico non durerà troppo a lungo: ho come la sensazione che passate le elezioni europee la faida interna arriverà a conclusione e scinderà l'atomo una volta per tutte.

Io però non ho mai militato nei Ds, ho sempre tenuto tutto me stesso alla larga dal PD e non posso essere sorpreso (ma neppure troppo amareggiato) di quanto ho scritto. Quello che mi turba è la visione apocalittica che mi si para davanti nel tentativo di chiudere il cerchio, il panorama assurdo e, quello sì, inaspettato che incontro osservando le sorti di quella sinistra italiana che negli anni passati era stata capace di guadagnare una vera e propria egemonia culturale, di quella sinistra che a partire dai movimenti rovesciava le mura del moderatismo e travolgeva come uno tsunami chi cercava di rallentare. 

Quei movimenti sono mutati in una dinamica ben più complessa di quanto posso e voglio analizzare in questo post. Per ora basti dire che la loro mutazione non è epidermica ma genetica, di una profondità tale che probabilmente ancora ci sfugge nella sua totalità. Ciò che salta all'occhio senza bisogno di grandi analisi è che è scomparsa la spinta propulsiva capace di forzare cambiamenti e Cambiamento, una forza in grado di indurre riflessioni ed analisi capaci di sconvolgere l'esistente sia per quanto riguarda i grandi temi sia per quanto concerne il quotidiano, fino a produrre importanti modificazioni negli stessi soggetti politici tornati oggi a pachidermi maltrattati addormentati fra le rovine del novecento e la totale incomprensione del presente.

 

Rifondazione Comunista è scomparsa, disintegrata dal silenzio assordante dato dall'assenza di politica nello scontro che avrebbe dovuto rappresentare il dibattito intorno alla grande domanda che indagava il fallimento. Rimane un simbolo e poco più. Finisce una grande esperienza di innovazione cominciata nel duemila/duemilauno, piena di grandi limiti ma fatta di una passione tale da  generare speranze anche nei più scettici. Rimane Paolo Ferrero e la superficialità, rimangono il pane venduto ad un euro e le vendite bloccate davanti alle multe dei vigili urbani, i reduci che amano definirsi trotzkysti, stalinisti, bordighisti, internazionalisti mentre annegano nel passato e si immergono ancora di più quando qualche scintilla di conflitto sociale vero illumina questo buio. Hanno giocato a fare il "partito comunista comunista, con la retorica ammuffita, con i testi sacri e le epurazioni, con i grandi proclami ed il nulla di fatto, con la falce e martello lucidata e le fette di prosciutto davanti agli occhi. Ora si godranno, forse, pure un quattro percento alle europee, forse (la ripetizione è più che voluta), e quel che è peggio è che ne gioiranno. 

 

Lì intorno dovrebbe esserci il percorso costituente della Sinistra ma ne abbiamo ormai perso le tracce. Sinistra e Libertà (improbabile messa in scena che riesuma i Verdi e sopporta i socialisti) avrà la mia croce sopra la scheda elettorale ma è uno sforzo privo di entusiasmo. Avevamo chiesto coraggio. Non hanno risposto. Quello che doveva essere il soggetto nuovo, in perenne costruzione, dinamico e sperimentale, semplicemente "non è". Le mille incertezze, le altrettante frenate, si trasformano in veti incrociati da parte dei gruppi dirigenti che bloccano quanto di buono e genuino esisteva e talvolta ancora esiste sui territori. Avranno il mio voto come ultimo tentativo di spronare l'unico progetto politico che ad oggi, per quanto fantasma, ha senso in questo drammatico quadro che ci si para davanti. Non credo che ci sarà un buon risultato alle prossime elezioni ma a spaventarmi non è il prossimo 2-3 percento quanto il timore dell'effetto che potrebbe avere su chi ha già sudato l'ultima goccia di sangue per affermare la possibilità di una voce alternativa, non minoritaria, in Italia e nel Mondo. 

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Rifondazione padronale

 

Ho fatto dibattiti, interviste, riunioni ed assemblee pubbliche per spiegare il perchè della mia scelta, davanti alla "scissione", di uscire da Rifondazione Comunista, il partito che avevo amato e odiato per dieci anni della mia vita. Ho analizzato in mille discussioni tutti i punti politici e le prospettive che si paventavano, eppure mai come adesso, davanti all'ennesima vergogna che si consuma ad opera dei nuovi padroni del Prc (ed uso il termine padroni non a caso) sento che avevo (ed avevamo, ed abbiamo) ragione. 

Non si tratta dell'ennesima boutade, di un'altra dichiarazione assurda di Paolo Ferrero o di un'altra triste uscita pubblica che rinchiude quello che era stato uno dei soggetti più innovativi a sinistra degli ultimi dieci anni in una sterile opera di testimonianza di se. E' qualcosa che va oltre e che difficilmente sarebbe arrivata alle nostre orecchie se la dignità di questa compagna non l'avesse portata ad una difficile denuncia. 

La storia è apparsa sulle pagine dell'Unità, unico giornale ad averla riportata. Io aggiungo solo che la stessa aria si respirava (finchè non me ne sono andato) in ogni luogo e su ogni livello in cui questi signori avevano preso il potere dando contemporaneamente vita ad una caccia alle streghe dal vecchio sapore staliniano.

 
Rifondazione dà il benservito a una precaria storica (vendoliana)

Dici licenziamento in tronco, niente contributi, un risarcimentoelemosina e ti vengono in mente parole come padronisenza scrupoli, capitalisti profittatori. Poi davanti alla sede di Rifondazione comunista vedi una signora di una settantina d’anni, seduta su una sedia. Si chiama Liliana Salvatori. Al muro ha poggiatole sue due stampelle, inseparabile ricordo di una manifestazione controla guerra in Vietnam, quando persfuggire a una carica della polizia finì per terra, sotto le ruote di una camionetta.
Ha lavorato al Pci con Amendola, con Tortorella, poi eracon Veltroni quando era responsabile Stampa e propaganda. Con Occhetto
arrivò il Pds: «Me ne andai, quel congresso lo vinsero. Questono, Ferrero l’ha rubato».Dal ‘91 ha lavorato per il Prc. Niente contributi, ma era il suo partito. C’era la passione. C’era la voglia diaiutare gli immigrati a veder riconosciuti i loro diritti. E ultimamente c’era anche che nonostante la pensionei 525 euro che prendeva le erano indispensabili. Al congresso si è schierata con Vendola. Le hanno strappato manifesti, incollato il telefono, ma ieri c’è rimasta peggio. «Mi hanno licenziato, hanno mandato lacassiera del partito a comunicarmelo».Come liquidazione le hanno offerto due mensilità, buoni pastocompresi.«Non voglio l’elemosina».Davanti alla sede del Prc arriva una ragazza della Serbia, spingendo un passeggino. Ha saputo che Liliana è lì, che ha cominciatouno sciopero della fame. La ragazza racconta che è grazie a lei se dopo tre anni diinutile attesa è riuscita a ottenere un permesso di soggiorno. Ferrero non si fa vedere. Dopo un bel po’ di ore learriva una telefonata del responsabile Organizzazione, Grassi. Le promette un incontro per convincerla a passare la notte a casa. «Dei soldi non mi interessa, se la vedranno gli avvocati, ma io voglio vedere Ferrero morto politicamente». Sul muro rimane incollato un foglio, su cui hascritto: «Questo è il comunismo che vogliamo costruire? O quello che abbiamo
sempre combattuto?».

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Crisi di identità

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Aiutatemi a capire perchè io veramente inizio ad essere in crisi. Sapete tutti ormai della mia partecipazione attiva al consesso funebre che ha sancito la fine di Rifondazione Comunista. Sapete tutti di come quel congresso di Chianciano, in cui interventi indecentemente nostalgici si succedevano intervallati da gruppi in delirio che cantavano Bandiera rossa come nel peggior revival della parodia del novecento, abbia lasciato sul mio corpo una ferita profonda. Ho combattuto e sofferto in quei giorni per provare a tener salve le conquiste che il mio partito aveva raggiunto: l'innovazione culturale e politica che dalle strade di Genova in poi aveva provato a riscrivere l'alfabeto del nostro linguaggio quotidiano per cambiare il mondo. 

In quei tre giorni abbiamo perso. Abbiamo perso tutto ed abbiamo perso tutti e tutte. E per quanto mi riguarda ho perso anche la sfida congressuale, la scommessa politica che avevo deciso di giocarmi fino in fondo. Ci siamo arrestati sconfitti dalla retorica vecchio stampo, dalla fuga all'indietro, dalla voglia di rintanarsi nel fortino insicuro delle vecchie sicurezze. Sconfitti dal minoritarismo e dalla politica urlata, testimoniale, ininfluente. Sconfitti da chi pensa che un simbolo sia più importante dell'agire reale, che l'ideologia sia una bibbia immutabile, che la politica sia dogmatica come la peggior religione. 

E davanti a chi esaltava il feticcio del comunismo vecchio stampo ci siamo dovuti fermare. Poi una mattina (ieri) mi sveglio ed apro quella sottospecie di imitazione di un quotidiano che si chiama Liberazione. Sfogliandola mi ritrovo davanti agli occhi la stessa foto che apre questo post: l'ex ministro Paolo Ferrero, il messia arrivato dallo spazio per riportare ai fasti sovietici il nostro povero partitino, il difensore della falceemartellostellarossaleninmarxstalintovarisceccetera, con addosso un cartello con su scritto "La costituzione è il vangelo della democrazia". Il VANGELO????? Il vangelo della democrazia??? 

Ora: proviamo per un attimo a far finta di esser capaci di ignorare il fatto che stai facendo una manifestazione assurda, buona solo per gli obiettivi fotografici di qualche giornalista frustrato dal caldo e dalla calma di agosto. Proviamo a raccontarci che non vediamo quanto è patetico il tuo sorriso accanto alla Francescato e Fava (cioè accanto a quelli che infamavi a Chianciano perchè erano i leader moderati di partitini moderati che volevano ricostruire un centrosinistra moderato con cui la TUA Rifondazione non sarebbe mai scesa a patti e non avrebbe MAI costruito niente). Proviamo anche ad ignorare il fatto che loro hanno lo stesso cartello (comunque triste ma un po' meno del tuo) e tu credi di poterti differenziare con uno con una scritta diversa. E non parliamo neppure del merito della manifestazione ricostruito dalle tue parole perchè sembra che sei contrario oggi ad uno sbarramento a cui eri favorevole ieri solo perchè la sinistra in Italia sta scomparendo e col cazzo che il PRC arriva al quattro per cento alle prossime europee. 

Ma almeno su quello che c'è scritto sul tuo cartellino, ciccio, qualcosina fammi dire. Cosa ne penserebbero  falceemartellostellarossaleninmarxstalintovarisceccetera del "VANGELO della democrazia"? E cosa ne pensano Grassi, Pegolo, Belltti & c.?

Io non ci capisco più niente, giuro: mi hanno accusato di essere "filodemocristiano" e fanno un comunicato che urla "solidarietà TOTALE a Famiglia Cristiana". Mi hanno detto che volevo svendere il patrimonio del comunismo, la sua radicalità storica, alleandomi con il PD (?) e appena sentono che forse, ci sta, che probabilmente, sarebbe possibile, che Di Pietro (quello che ha votato contro alla Commissione parlamentare sul G8 di Genova) si candidi alla presidenza della Regione Abruzzo corrono in prima fila ad urlare Tonino siamo con te!! Mi hanno detto di voler sciogliere il partito. Di sicuro io volevo e voglio costruire la sinistra. Loro quello che avevamo costruito lo stanno sciogliendo. Nell'acido.

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Storia della fine di un sogno

Il sogno è nato, ufficialmente, diciassette anni fa, nel 1991. Per me, però, ha preso forma solo nel millennovecentonovantotto, quando la strada scelta guardava camminare a braccetto politica ed innovazione. In quell'anno mi sono iscritto a Rifondazione Comunista. Avevo appena compiuto quattordici anni e dentro quella sede di partito mi sentivo confuso e a disagio, ma vedevo anche che qualcosa stava mutando: si percepiva un pensiero nuovo ed il suo insinuarsi nei cardini arrugginiti di una discussione ferma da secoli. Sentivo la voglia di andare avanti, di capire il presente per esser di nuovo capaci di trasformarlo.

Lottavamo in quella federazione semi-deserta per parlare dell'onda che sentivamo arrivare. Nemmeno "globalizzazione" era ancora una parola certa, si faceva fatica ad affermarne il senso. I venti di Seattle, là dentro, arrivavano come soffi deboli ed impercettibili. Poi c'è stata Napoli, Genova… e tutto ha preso forma. Le grandi manifestazioni, le nottate passate al telefono svegliando mezzo mondo con una sola frase "hanno attaccato l'Iraq, domattina blocchiamo la città"… 

Dieci anni dopo c'è la sala di un palacongressi divisa in due come il partito di cui si sta svolgendo il congresso. C'è un solco profondo che divide la platea dei delgati, un abisso freddo. L'intervento di Maurizio Acerbo è il primo a dare la cifra dell' attacco diretto alla nostra cultura politica: il populismo più bieco si mischia a citazioni superficiali, si rispolvera, davanti a facce incredule, il ruolo dei Maestri e le loro presunte facoltà precognitive. Poi i brividi aumentano, si mescolano con la rabbia, quando il primo firmatario della mozione uno consiglia ai giovani comunisti "un po' di libri per capire il valore del comunismo".

Chianciano è il segno netto della disgregazione di una comunità. Lo sono i canti da stadio e "Bella Ciao" usata contro i compagni e le compagne che hanno sostenuto un' altra opzione politica. Chianciano è la presa del potere che per raggiungere il suo scopo mette da parte la prospettiva politica. Unire trotzkysti, crippiani, grassiani, ferreriani, stalinisti, pegoliani, autoconvocati, duri e puri ed alienati d'ogni sorta per conquistare la segreteria di un partito è follia. Una follia che si descrive con una frase al termine di un bell' intervento: "vi tenete il simbolo e buttate via un partito".

Dopo quattro giorni passati così, fra plenarie e colloqui, riunioni d'area e di delegazione, mangiando poco e dormendo ancora meno, resta solo un fisico debilitato e una mente confusa. Trovo una difficoltà incredibile nel tentativo di scrivere e descrivere ciò che provo in questo momento e ciò che ho provato mentre lo tsunami ci investiva. Dirò intanto che per me è stata "la più bella sconfitta della mia vita" (come dice Nichi) perchè non ci siamo fatti trasformare da quella corsa al potere, non abbiamo messo da parte le nostre idee per scambiarle con delle poltrone ed ora la storia può continuare da vero. Certo, ci saranno mille difficoltà: costruire l'assemblea del 27 settembre sarà difficile ed il suo esito non è scontato, ma adesso possiamo tornare a far politica, quella vera che ci ha accompagnato per tutta la vita. Quella politica che ripudia le stanze e la loro freddezza e che non può prescindere dal sentimento e dall'emozione. Quello stare insieme in mezzo alla gente che tanto ci è mancato in questo drammatico duemilaotto.

Dopodomani partirò con Andrea: due settimane in giro per la Romania e l'ultima da trascorrere in Moldova e Transnistria per mettere in piedi un reportage completo capace di raccontare cosa accade dentro la fortezza europea. Domani anche io, come Ale, mi taglierò la barba, per provare a lasciare sul mio corpo il segno di un cambiamento che non sarà simbolico ma vero e concreto in ogni sua forma. 

Il pugno nello stomaco è arrivato inaspettato, ci ha tolto il fiato e ci ha lasciati in ginocchio sull' asfalto. C'è da ingoiare il groppo che ostruisce la gola, stringere i denti, fare l'ultimo, dannato respiro e scagliarsi ancora avanti. Da domani ricominciamo davvero.

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