Rabbia e amore, perchè muovono il Mondo. Rabbia e amore perchè adesso ce ne è davvero bisogno. Senza rimane solo l'indifferenza in cui anneghiamo ogni giorno, che ci spinge davanti al baratro che solo in pochi guardiamo spaventati. In questo blog non ci saranno risposte. Solo il tormento dubbioso di chi ogni giorno muove i suoi passi cercando le giuste domande.

Cinema 3D: Rivoluzione o maquillage?

 

La premessa dovuta sta tutta nella necessità del Clev Village di Chiusi di dotarsi di futuristiche tecnologie che impediscano a ruttatori urlanti e ruminatori di chewingum più puzzolenti dei BigBabol di antica memoria, di rompere i coglioni a quella parte di pubblico (sempre più esigua) che non ama così tanto i personaggi tipici della commedia demenziale americana da trovarseli, incarnati e rumorosi, seduti di fronte, mentre tentano di guardarsi un film. 

Finito lo sfogo (che vi giuro ieri sera avrebbe voluto prendere ben altre pieghe) passo volentieri al tema di questo post, che mi ero ripromesso di scrivere dopo aver sperimentato questo "nuovo 3D" di cui pochi ancora parlano e che, seppure è ovvio che stia diventando un nuovo standard cinematografico, nel nostro Paese ancora si fatica ad esperire, sia a causa della mancanza di sale attrezzate e, ancora più assurdo, della quasi totale assenza di pubblicità ed informazione in tal senso. Voglio dire: da "Mostri contro Alieni" in poi, decine di cartoni animati (mi fa ridere chiamarli ancora così) sono stati realizzati in 3D (Alieni in soffitta, L'era glaciale 3) e, se i film sono ancora pochi (San Valentino di sangue… sigh!) è pur vero che l'impronta radicale che questa nuova tecnologia dà all'impronta estetica è comunque palese, basta pensare alle inquadrature dell'ultimo Harry Potter. A fronte di tutto ciò esistono poche decine di sale attrezzate in tutta Italia in cui è possibile vedere il film realmente in tre dimensioni e per trovarle tocca fare ricerche accurate su internet scandagliando i vari siti dei multisala dato che, a parte poche eccezioni, i siti con elenchi per regioni e province non sono quasi mai ben aggiornati. Anche per quanto riguarda trailer e pubblicità sul mainstream è quasi assente ogni specificazione a proposito della presenza di versioni 3d della pellicola promossa.

Polemiche a parte, devo dire che questa tecnologia ha potenzialità davvero straordinarie, sebbene sia ancora evidentemente "grezza" sotto una serie di punti di vista, fra cui quello "hardware" che costringe gli utenti ad indossare tremendi occhialini plasticosi che riescono a superare in bruttezza i già noti occhialini di cartone con lenti bicolore dei vecchi cinema in 3d dei grandi parchi giochi. E nonostante pecchi ancora, ovviamente, di difetti di gioventù dovuti, questa volta, non tanto alla tecnologia stessa quanto all'uso che ne vien fatto: nella pellicola vista ieri, L'Era glaciale 3, risultavano evidenti una serie di "forzature" per costruire elementi tridimensionali che forzavano tutto il comparto estetico. Come dire? Una vetrina di elaborazioni tecnicamente ottime ma non sempre funzionali alla qualità di un film.

Le potenzialità comunque si intravedono tutte, tanto da darmi l'impressione che sia più che veritiera l'affermazione di un art director della Pixar che, su "Wired" di qualche mese, fa definiva il 3d come una tecnologia paragonabile al tecnicolor per la sua portata rivoluzionaria capace di trasformare la cinematografia per come la conosciamo oggi. Alle sue riflessioni aggiungo un altro dato interessante: la possibilità, cioè, di tradurre questa esperienza, che oggi, come già detto, risulta addirittura difficilmente fruibile solo nelle poche strutture attrezzate, in un sistema di intrattenimento domestico con costi accessibili e, quindi, un carattere di diffusione di massa molto elevato. Sono già presenti sul mercato televisori capaci di modulare l'immagine a frequenze tali da rendere possibile la riproduzione in 3D e, per quanto riguarda i supporti ottici, potrebbe essere la volta buona del Blu-Ray, costretto oggi dentro una limitata nicchia di mercato, e capace di diventare standard, domani, come veicolo della nuova tecnologia audiovisiva.

Il fallimento (nel senso del raggiungimento di una diffusione solo molto parziale) della tecnologia HD è stato determinato fra le altre cose (presenza di troppi standard intermedi, per esempio) dagli alti costi di partenza che non si sono mai abbassati davanti ad un' utenza che decideva di non fare il primo passo dentro a quel mercato a causa della poca concretezza della novità offerta in relazione a costi notevolmente superiori. Oggi ci troviamo davanti alla possibilità di un salto di qualità vero, che potrebbe ridar luce ad un cinema sempre più in crisi e potrebbe persino ridar senso ad un mercato ed ad alcuni prezzi che oggi vengono (giustamente aggiungo) dribblati in favore di un accessibilissimo sistema di interscambio online più o meno legale che sia.

L'unica paura riguarda l'uso che i registi faranno del 3d: è ovvio che davanti alla regressione culturale generale che ha trasformato il mercato cinematografico in un monopolio della commedia demenziale e dell'action vuoto di contenuti ma stracolmo di effetti speciali, il rischio è quello di trovarci davanti ad una straordinaria offerta di megaesplosioni in tre dimensioni, condite di tanto sangue ed eroi "moooolto fighi", ovviamente tutto a discapito di contenuti in grado di stuzzicare un po' intelletto e fantasia critica.

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Uscendo dal PRC

No al Muro sulla tessera. E i giovani prc vanno con Vendola

FIRENZE – L'addio, «ufficiale e definitivo», al Prc i giovani toscani del movimento giovanile lo hanno deciso ieri mattina. «Ce ne andiamo in più di mille – conferma il coordinatore regionale Alessandro Francesconi – perché siamo lontani anni luce dalla linea di Ferrero. Entriamo nella Sinistra di Vendola e con noi, ne siamo certi, ci saranno moltissimi giovani comunisti». I motivi? Dissenso politico totale sulla linea del segretario e persino sulle immagini della tessera del movimento giovanile. «Abbiamo subito un processo politico – spiega Francesconi – soltanto perché abbiamo voluto stampare le foto del crollo del Muro di Berlino. Invece di ringraziarci, il partito ci ha accusato di essere dalla parte dei borghesi, ci ha detto che quelle immagini erano il simbolo della vittoria del capitalismo». La tessera (foto) è stata poi stampata, nonostante i dissensi,

con il Mure a pezzi da una parte e gli studenti dei'Onda dall'altra. Ma ormai la frattura era inevitabile. Tra i fuoriusciti di Rifondazione toscana anche il gruppo di Farfalle Rosse, i «ragazzacci» senesi, amatissimi la Fausto Bertinotti, che contestarono l'allora presidente della Cei, monsignor Ruini, e l'ex presidente del Senato Martello Pera. Secondo Fráncesconi, la scissione e l'entrata nel partito di Vendola ha ià avuto in Toscana adesioni importanti: «Con noi ci sono tutti gli iscritti del movimento giovanile di Siena, circa 300 ragazzi – a3sicura – e ancora zoo fiorentini, aio tesserati di Massa Carrara, 7o di Pisa, Éoo di Grosseto ego di Prato. Restano fucri i compagni di Pistoia e i lucchesi. Li'orno? C'è nato il Pci, ma stranamente i giovani di Rifondazione sono invisibili».

Marco Gasperetti

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Crisi di identità

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Aiutatemi a capire perchè io veramente inizio ad essere in crisi. Sapete tutti ormai della mia partecipazione attiva al consesso funebre che ha sancito la fine di Rifondazione Comunista. Sapete tutti di come quel congresso di Chianciano, in cui interventi indecentemente nostalgici si succedevano intervallati da gruppi in delirio che cantavano Bandiera rossa come nel peggior revival della parodia del novecento, abbia lasciato sul mio corpo una ferita profonda. Ho combattuto e sofferto in quei giorni per provare a tener salve le conquiste che il mio partito aveva raggiunto: l'innovazione culturale e politica che dalle strade di Genova in poi aveva provato a riscrivere l'alfabeto del nostro linguaggio quotidiano per cambiare il mondo. 

In quei tre giorni abbiamo perso. Abbiamo perso tutto ed abbiamo perso tutti e tutte. E per quanto mi riguarda ho perso anche la sfida congressuale, la scommessa politica che avevo deciso di giocarmi fino in fondo. Ci siamo arrestati sconfitti dalla retorica vecchio stampo, dalla fuga all'indietro, dalla voglia di rintanarsi nel fortino insicuro delle vecchie sicurezze. Sconfitti dal minoritarismo e dalla politica urlata, testimoniale, ininfluente. Sconfitti da chi pensa che un simbolo sia più importante dell'agire reale, che l'ideologia sia una bibbia immutabile, che la politica sia dogmatica come la peggior religione. 

E davanti a chi esaltava il feticcio del comunismo vecchio stampo ci siamo dovuti fermare. Poi una mattina (ieri) mi sveglio ed apro quella sottospecie di imitazione di un quotidiano che si chiama Liberazione. Sfogliandola mi ritrovo davanti agli occhi la stessa foto che apre questo post: l'ex ministro Paolo Ferrero, il messia arrivato dallo spazio per riportare ai fasti sovietici il nostro povero partitino, il difensore della falceemartellostellarossaleninmarxstalintovarisceccetera, con addosso un cartello con su scritto "La costituzione è il vangelo della democrazia". Il VANGELO????? Il vangelo della democrazia??? 

Ora: proviamo per un attimo a far finta di esser capaci di ignorare il fatto che stai facendo una manifestazione assurda, buona solo per gli obiettivi fotografici di qualche giornalista frustrato dal caldo e dalla calma di agosto. Proviamo a raccontarci che non vediamo quanto è patetico il tuo sorriso accanto alla Francescato e Fava (cioè accanto a quelli che infamavi a Chianciano perchè erano i leader moderati di partitini moderati che volevano ricostruire un centrosinistra moderato con cui la TUA Rifondazione non sarebbe mai scesa a patti e non avrebbe MAI costruito niente). Proviamo anche ad ignorare il fatto che loro hanno lo stesso cartello (comunque triste ma un po' meno del tuo) e tu credi di poterti differenziare con uno con una scritta diversa. E non parliamo neppure del merito della manifestazione ricostruito dalle tue parole perchè sembra che sei contrario oggi ad uno sbarramento a cui eri favorevole ieri solo perchè la sinistra in Italia sta scomparendo e col cazzo che il PRC arriva al quattro per cento alle prossime europee. 

Ma almeno su quello che c'è scritto sul tuo cartellino, ciccio, qualcosina fammi dire. Cosa ne penserebbero  falceemartellostellarossaleninmarxstalintovarisceccetera del "VANGELO della democrazia"? E cosa ne pensano Grassi, Pegolo, Belltti & c.?

Io non ci capisco più niente, giuro: mi hanno accusato di essere "filodemocristiano" e fanno un comunicato che urla "solidarietà TOTALE a Famiglia Cristiana". Mi hanno detto che volevo svendere il patrimonio del comunismo, la sua radicalità storica, alleandomi con il PD (?) e appena sentono che forse, ci sta, che probabilmente, sarebbe possibile, che Di Pietro (quello che ha votato contro alla Commissione parlamentare sul G8 di Genova) si candidi alla presidenza della Regione Abruzzo corrono in prima fila ad urlare Tonino siamo con te!! Mi hanno detto di voler sciogliere il partito. Di sicuro io volevo e voglio costruire la sinistra. Loro quello che avevamo costruito lo stanno sciogliendo. Nell'acido.

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Storia della fine di un sogno

Il sogno è nato, ufficialmente, diciassette anni fa, nel 1991. Per me, però, ha preso forma solo nel millennovecentonovantotto, quando la strada scelta guardava camminare a braccetto politica ed innovazione. In quell'anno mi sono iscritto a Rifondazione Comunista. Avevo appena compiuto quattordici anni e dentro quella sede di partito mi sentivo confuso e a disagio, ma vedevo anche che qualcosa stava mutando: si percepiva un pensiero nuovo ed il suo insinuarsi nei cardini arrugginiti di una discussione ferma da secoli. Sentivo la voglia di andare avanti, di capire il presente per esser di nuovo capaci di trasformarlo.

Lottavamo in quella federazione semi-deserta per parlare dell'onda che sentivamo arrivare. Nemmeno "globalizzazione" era ancora una parola certa, si faceva fatica ad affermarne il senso. I venti di Seattle, là dentro, arrivavano come soffi deboli ed impercettibili. Poi c'è stata Napoli, Genova… e tutto ha preso forma. Le grandi manifestazioni, le nottate passate al telefono svegliando mezzo mondo con una sola frase "hanno attaccato l'Iraq, domattina blocchiamo la città"… 

Dieci anni dopo c'è la sala di un palacongressi divisa in due come il partito di cui si sta svolgendo il congresso. C'è un solco profondo che divide la platea dei delgati, un abisso freddo. L'intervento di Maurizio Acerbo è il primo a dare la cifra dell' attacco diretto alla nostra cultura politica: il populismo più bieco si mischia a citazioni superficiali, si rispolvera, davanti a facce incredule, il ruolo dei Maestri e le loro presunte facoltà precognitive. Poi i brividi aumentano, si mescolano con la rabbia, quando il primo firmatario della mozione uno consiglia ai giovani comunisti "un po' di libri per capire il valore del comunismo".

Chianciano è il segno netto della disgregazione di una comunità. Lo sono i canti da stadio e "Bella Ciao" usata contro i compagni e le compagne che hanno sostenuto un' altra opzione politica. Chianciano è la presa del potere che per raggiungere il suo scopo mette da parte la prospettiva politica. Unire trotzkysti, crippiani, grassiani, ferreriani, stalinisti, pegoliani, autoconvocati, duri e puri ed alienati d'ogni sorta per conquistare la segreteria di un partito è follia. Una follia che si descrive con una frase al termine di un bell' intervento: "vi tenete il simbolo e buttate via un partito".

Dopo quattro giorni passati così, fra plenarie e colloqui, riunioni d'area e di delegazione, mangiando poco e dormendo ancora meno, resta solo un fisico debilitato e una mente confusa. Trovo una difficoltà incredibile nel tentativo di scrivere e descrivere ciò che provo in questo momento e ciò che ho provato mentre lo tsunami ci investiva. Dirò intanto che per me è stata "la più bella sconfitta della mia vita" (come dice Nichi) perchè non ci siamo fatti trasformare da quella corsa al potere, non abbiamo messo da parte le nostre idee per scambiarle con delle poltrone ed ora la storia può continuare da vero. Certo, ci saranno mille difficoltà: costruire l'assemblea del 27 settembre sarà difficile ed il suo esito non è scontato, ma adesso possiamo tornare a far politica, quella vera che ci ha accompagnato per tutta la vita. Quella politica che ripudia le stanze e la loro freddezza e che non può prescindere dal sentimento e dall'emozione. Quello stare insieme in mezzo alla gente che tanto ci è mancato in questo drammatico duemilaotto.

Dopodomani partirò con Andrea: due settimane in giro per la Romania e l'ultima da trascorrere in Moldova e Transnistria per mettere in piedi un reportage completo capace di raccontare cosa accade dentro la fortezza europea. Domani anche io, come Ale, mi taglierò la barba, per provare a lasciare sul mio corpo il segno di un cambiamento che non sarà simbolico ma vero e concreto in ogni sua forma. 

Il pugno nello stomaco è arrivato inaspettato, ci ha tolto il fiato e ci ha lasciati in ginocchio sull' asfalto. C'è da ingoiare il groppo che ostruisce la gola, stringere i denti, fare l'ultimo, dannato respiro e scagliarsi ancora avanti. Da domani ricominciamo davvero.

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