Rabbia e amore, perchè muovono il Mondo. Rabbia e amore perchè adesso ce ne è davvero bisogno. Senza rimane solo l'indifferenza in cui anneghiamo ogni giorno, che ci spinge davanti al baratro che solo in pochi guardiamo spaventati. In questo blog non ci saranno risposte. Solo il tormento dubbioso di chi ogni giorno muove i suoi passi cercando le giuste domande.

Viewing Archive for ottobre, 2009

Calzini

Il fatto che per manifestare il proprio disgusto verso questo governo uno si debba mettere dei calzini da deficente basta per dare l'esatta cifra di come cazzo sia ridotta l'opposizione diffusa in questo Paese.

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Qualche problema con il blog

 

In questi giorni sto riscontrando qualche problema sul blog: rallentamenti o "error 500" dovuti probabilmente ad un problema incontrato durante l'ultima istallazione di WP. Il problema verrà risolto al più presto, nel frattempo se trovate qualche broken link o errori simili basta fare il refresh della pagina.

Modello reality show ipersecuritario

Fa sempre una certa impressione osservare come temi di enorme importanza e di grande complessità vengano sempre più spesso dati in pasto ad un carniere osceno fatto di semplificazioni e demagogia che costituisce il primo fronte della propaganda politica di destra in questa città.
Che il quartiere di San Miniato, dove ho vissuto per diciassette anni, finisca sulle pagine dei quotidiani per atti vandalici che costantemente turbano il quieto vivere e che altre volte, fortunatamente non così spesso, arrivano persino a mettere in pericolo l’incolumità della popolazione, non è una novità. Potrei persino elencare, per come si succedono nella mia memoria, almeno altri due eventi molto simili accaduti negli anni passati. Ma trasformare questo elenco nella caricatura grottesca di un bollettino di guerra volto al solenne obiettivo di gridare allo scandalo, al quartiere “Bronx”, al pericolo banlieues , oltre a fare un grave torto agli abitanti del quartiere, comporta una volontà chiara di non affrontare il problema.
San Miniato è nato come quartiere dormitorio, annegato nel grigio cemento, privato di qualsiasi forma di crescita sociale e culturale collettiva, dotato dei soli servizi “essenziali” che alimentavano un confine sempre più evidente con il resto della città. Dalla sua nascita sono trascorsi molti anni accompagnati da cambiamenti profondi, da una trasformazione in embrione importante che ha mutato, oltre alla geografia del quartierte, anche la sua mappa sociale. A questo hanno sicuramente contribuito la costruzione della residenza universitaria, della chiesa e dei locali della parrocchia di Don Sergio, del nuovo centro commerciale, persino del polo Monte dei Paschi che apriva alla prima inversione di “traffico” rispetto al quartiere, individuandone uno, in entrata, che non rappresentava il ritorno a casa, nel dormitorio, ma che avviava una vita lavorativa, produttiva, all’interno di quel territorio.
Questa trasformazione si è poi interrotta bruscamente, nell’ incapacità di riconoscere il mutamento in atto. In un quartiere abitato e frequentato da tanti giovani non esiste un locale aperto oltre le otto di sera, non un pub, una pizzeria, un ristorante. Niente.  Strade deserte e saracinesche abbassate. Un vuoto che riguarda il modello stesso di vita a cui allude questo tipo di organizzazione urbanistica: lavoro/casa/lavoro, figlio di un pensiero disumanizzante sconfitto ovunque se ne sia tentata l’applicazione.
Un vuoto che non si colma e non si può colmare con più polizia o con l’istallazione di telecamere ad ogni angolo. Si tratta di trasformare la forma stessa di quel quartiere, di costruire spazi di emancipazione per chi vive ancora situazioni di forte disagio e luoghi di svago, di produzione culturale, di incontro, che facciano del vivere collettivo e quotidiano l’unica forma di autotutela possibile. Non strade deserte controllate da uniformi e telecamere, ma strade vive, attraversate da tante persone che vogliono imparare di nuovo a conoscersi.
La proposta che faccio, che fa il circolo di Siena del Movimento per la Sinistra / Sinistra e Libertà, è la costruzione di un tavolo pubblico, circondato da assemblee di quartiere aperte, che metta all’ordine del giorno la discussione sul modello di vita e di abitabilità che si vuole costruire e che impegni le istituzioni ad agire poi nel senso scelto, senza gabbie o porte blindate ma con la voglia di ricostruire il nostro stare insieme.

Alessandro Francesconi
Portavoce del Circolo di Siena del Movimento per la Sinistra / Sinistra e Libertà

(pubblicato sul Corriere di Siena, venerdì 16 ottobre)

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Cercando di capirci qualcosa

 

Leggendo questa news di Affari Italiani, in cui si parla della dura protesta degli operai della Alstom, mi sono sentito di pubblicare un pezzo di un comunicato stampa che ho scritto ieri e le cui prime dieci, quindici righe sono una base più che decente per un interrogativo molto più grande che mi ronza nella testa da un bel po' e che mi auguro inizi ad impegnare presto menti ben più celebri della mia.

C’è un’immagine dominante in questo Paese: l’immagine di un premier super-Uomo, di un leader acclamato che non teme dissensi, il cui Governo è l’unica squadra capace, in tutta l’Europa, di affrontare una crisi drammatica che mette a dura prova quelle sicurezze che si credevano intoccabili ed immutabili. Questa, almeno è l’immagine che viene trasmessa a reti unificate dalle televisioni del Premier, dai suoi giornali e dalle sue radio.

Oltre, c’è il blackout imposto dai trecentomila di Piazza del Popolo, da chi decide di spegnere un media monolitico per rimettersi alla ricerca di un racconto più vero. Ci sono le storie tenute in silenzio, in ogni territorio, in ogni città di questa Italia invisibile: ci sono operai ed impiegati che occupano la propria fabbrica, o il proprio ufficio  per difendere il posto di lavoro, i genitori con i figli che non entrano a scuola e si mettono a far lezione sui gradini del loro istituto perché le classi sono assurdamente sovraffollate, o gli insegnanti precari che vengono strangolati dai tagli imposti dalla riforma.

Oltre c’è la necessità di ricostruire un soggetto politico che sia capace di ridar voce al Paese reale, di sapersi fare strumento e veicolo di un disagio crescente e di un dissenso oscurato. Sinistra e Libertà sono le parole che abbiamo incontrato guardando questa necessità. Una forza nascente che vuole costruire insieme a tutti i cittadini e le cittadine una società diversa, un’altra idea di crescita collettiva, di stare insieme, di abitare le città. *

*ovviamente questa è solo la prima parte del comunicato, non avevo interesse a riportarlo in forma intera. Per chi ne avesse interesse è stato pubblicato sul Corriere di Siena / edizione del 6 ottobre 2009.

 

 

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