Rabbia e amore, perchè muovono il Mondo. Rabbia e amore perchè adesso ce ne è davvero bisogno. Senza rimane solo l'indifferenza in cui anneghiamo ogni giorno, che ci spinge davanti al baratro che solo in pochi guardiamo spaventati. In questo blog non ci saranno risposte. Solo il tormento dubbioso di chi ogni giorno muove i suoi passi cercando le giuste domande.

Viewing Archive for settembre, 2009

La mamma dei rivoluzionari è sempre incinta

 

"Fidel di nome ma non di fatto" e "la mamma dei rivoluzionari è sempre incinta". Volevo scrivere un post che doveva iniziare più o meno con qualcosa del tipo: "giuro che in questo mondo mi ci sento un po' a disagio…". Poi mentre aprivo Firefox, dalla televisione sento sputare le due frasi di cui sopra. Due perle magiche di un servizio di Studio Aperto in cui si sosteneva l'infedeltà promiscua di Fidel Castro, spiegando per filo e per segno tutti i presunti flirt del lider maximo da cui avrebbe avuto figli più o meno illegittimi. E mi è passata la fame.

Mi capita sempre più spesso di trovarmi vicino ad un televisore a quest'ora e, non si sa bene come, Studio Aperto è sempre lì in agguato. Il problema è che anche cambiando canale le cose non migliorano, il più squallido dei Tg mediassettiani ha fatto da capofila avanguardistico nella gossippizzazione (che cazzo di parola sarà mai!) della non-informazione del Paese. Anche il tg4 del grande Emilio Fede impallidisce davanti alla potenza di fuoco del telegiornale di Italia1. Lontani dal ricordo delle bandierine leccaculistiche del direttore del TG4, i concorrenti del canale gciovane (!) trasformano mezz'ora di stronzate in uno splendido servizio di chilleraggio che nemmeno il buon Feltri arriverebbe a tanto.

Qualche giorno fa un servizio raccontava di come Benigni, Celentano e la stragrande maggioranza dei firmatari dell'appello per la libera informazione lanciato da Repubblica dovesse in realtà starsene zitta zitta a godersi gli stipendi e gli ingaggi ricevuti da Mediaset e dalla Rai nel tempo, senza star tanto a lamentarsi che, si sa, con il portafogli pieno fa troppo radical-chic. Poi è toccata alla Borromeo che, siccome ha lo Yacht, è inutile che rompa i coglioni con questi barconi dei clandestini trattati in modo disumano, non son cazzi suoi. E via così, un vestitino per ogni voce leggermente fuori dal coro.

E tu pensi che è una vergonga, ma in fondo è Studio Aperto. Poi una mattina ti svegli e scopri che su ogni canale stanno trasmettendo la messa per i sei militari morti in Afghanistan. A reti unificate. E nelle scuole i ragazzi e le ragazze vengono portati nelle aule video, dove con patriottico cordoglio, sono costretti a guardarsi tutta la messa, con qualche voto in più, magari, per chi si commuove pure. Se invece ti provi a dire qualcosa, a spiegare che questa pagliacciata protofascista non fa proprio per te, a fare qualche obiezione, magari banalmente anche sul fatto di doversi subire una funzione cattolica dentro un edificio pubblico durante un momento che dovrebbe esser riservato a tutt'altra funzione (formativa), diventi anti-italiano, sei contro "i nostri eroi" ecc. ecc. Ti accorgi che molti (quasi tutti) studenti che hai visto l'anno passato ad occupare le scuole, a costruire manifestazioni difficili in un clima assurdo, sono stati bocciati con ragioni improbabili. Ne vedi alcuni abbandonare gli studi. Pensi che alla fine questa destra ce l'ha fatta.

Le ultime immagini che mi scorrono in testa, mentre la voglia di chiudere questo post si fa angosciosamente pressante, hanno due origini separate, ma non si incontrano solo nella mia mente. 

La prima è una scena di un film bellissimo, V per Vendetta. La propaganda violenta sputata urlando dal palco di un comizio di fronte ad una platea plastificata che si muove a comando, la voce narrante che racconta il declino attraverso la mutazione del vocabolario comune. 

La seconda è la Festa Nazionale della Libertà, sul palco, davanti alla stessa platea plastificata, c'è Silvio Berlusconi. Urla. "Questa opposizione noi non la vogliamo, il nostro Paese non la vuole. Vergogna, vergogna, vergogna!". E ancora "Governeremo per sempre!".

 Appunto. 

Le immagini di People of Wal-Mart mostrano i resti della società dell' Armata del bene, come la chiamava Bush. Prima suscitavano in me compassione. Oggi mi preoccupo mentre ci riconosco il futuro sbiancato e malaticcio di ciò che mi circonda.

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Come tanti Peter Pan

 

Come tanti Peter Pan abbiamo bisogno dei"pensieri belli"per trovare il coraggio di spiccare il volo verso la Sinistra che non c'è…

Sorvolando (su) Napoli con gli Offlaga in sottofondo.

Il 21 Luglio del 2001 quando Genova fu invasa dalla società reale. Quando duecentocinquantamila persone risposero alla repressione più brutale messa in campo dal Governo Berlusconi. A mani alzate. Testa alta. Cuore gonfio.

Il Social Forum Europeo del 2002, a Firenze. Ci saltava il cuore in gola per ogni rumore dentro i dormitori dell'Ippodromo. Gli sguardi andavano preoccupati al cielo per ogni elicottero. Eppure eravamo lì, un milione di corpi in festa raccontavano un mondo migliore. E dalle finestre, dai portoni dei palazzi, fiorentini di ogni età ci ringraziavano, ci salutavano, ci abbracciavano. Un signore sull'ottantina mi fermò mentre passavo davanti al suo portone, mi sette un succo di frutta alla pesca, come quelli che mi dava mia nonna per merenda quando tornavo dall'asilo. E ci sentivamo a casa.

Le manifestazioni contro la guerra.

Il 15 febbraio del 2003. Roma. Cinque milioni di persone in un corteo fermo perchè non aveva più spazi da riempire. Centodieci milioni in tutto il mondo facevano quello che stavamo facendo noi. Il mondo era la nostra casa.

La notte del primo bombardamento americano su Baghdad ci svegliammo in molti. I cellulari accesi, gli sms sui display. All'alba eravamo già in piazza, la città bloccata e l'arcobaleno colorava ogni cosa.

La prima occupazione, il 1999 contro la riforma Berlinguer. Il primo volantino letto apena mentre correvo sotto a quel terrazzo. Ed ogni volta era come iniziare una rivoluzione. 

La prima megafonata ad un corteo, quei dieci secondi di silenzio e poi la voce che esce da sola, automatica, un fiume di parole che quando si esaurisce ti spaventa un po'. Ma non hai tempo per la paura, nelle orecchie risuonano già le urla, i cori, il ruggito collettivo. Tenero e potente, al tempo stesso.

La prima denuncia appena fatti diciotto anni. Ti senti quasi un po' importante. Poi la seconda, la terza, la quarta. E mai la paura, perchè sai di aver ragione. E sai che ne vale la pena davvero.

La locandina del giornale del giorno dopo che ti hanno denunciato: "bloccheremo la città" c'è scritto. E in bocca ti si disegna un sorriso stupendo. 

Il settembre del 2005. Le Farfalle Rosse che escono dal bozzolo. E l'eminenza grigia del Vaticano, Monsignor Ruini, immenso, intoccabile, che, anche se solo per un attimo, si scompone davanti ad un gruppo di sognatori che non riesce a stare zitto. 

Come questi ce ne sono tanti di ricordi belli. Pensieri felici per tornare a volare. Da un po' di tempo si sono fermati e noi stiamo ingrassando su questa terra malata. Ritroviamo il coraggio.

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Caro Crosetto…

 

Giovedì 3 settembre, ore 7.14 di un mattino che mi coglie particolarmente assonnato. Sullo schermo della tv appena accesa il teatrino di RaiUno che rischia di farmi sputare il caffè: l'onorevole Crosetto, sottosegretario alla difesa, seduto in studio osserva con sguardo fiero le immagini di un servizio, costruito in stile "cinegiornale di propaganda di inizio secolo (scorso)", che lo ritrae mentre, vestito da militare, passa in rassegna le truppe italiane ad Herat, salta agile (più o meno) su un elicottero da trasporto ed attraversa mezzo Afghanistan per andare a "far visita ed a congratularsi con i nostri militari impiegati in sperduti avamposti in mezzo al deserto". La voce in sottofondo ricorda quella di Fascisti su Marte, non fosse che quella aveva pieno contesto dentro un pamphlet satirico e questa invece fa parte a pieno titolo della struttura dell'informazione nel nostro Paese. 

Il racconto trionfale sfuma poi in un'entusiasta analisi del contesto geopolitico afgano, momento in cui Crosetto, affiancato dal conduttore, si sente in dovere di spiegare il ruolo prezioso svolto dai militari in quelle zone e, quando dietro di loro appare l'ormai famosa foto dell'elettore mutilato con taglio di naso e orecchie da parte dei talebani, il simpatico duetto si lancia in una curiosissima sequela di affermazioni in po' improbabili il cui riassunto è: questa foto prova che: 

-grazie ai nostri militari si sono tenute libere elezioni; 

-i nostri militari proteggevano i votanti;

-la democrazia è importante;

-l'Afghanistan si è emancipato.

Caro Crosetto, mi viene solo da pensare, e lo scrivo così, per come mi ha attraversato il cervello in questa mattina di inizio settembre, che se fossero state "libere elezioni" non avreste avuto necessità di truccarle, non si sarebbe rischiata una guerra civile, in un paese già martoriato da una guerra folle, a causa di un risultato dubbio che avrebbe dovuto portare almeno al ballottaggio. Se i soldati italiani hanno protetto i votanti non mi sembra che ti/vi faccia gioco provare a dimostrarlo con una foto di un votante mutilato, questa io la chiamo negazione della realtà evidente. Che la democrazia sia importante poi, nessuno, a parte voi, lo mette in dubbio. Nel senso che è curioso sentir tutto questo gran parlare dei valori della democrazia quando si è a migliaia di chilometri dallo stivale in cui, invece, quegli stessi valori vengono negati e calpestati ogni giorno. Questo governo avrebbe avuto qualcosa da insegnare ai talebani ma, temo, che in quanto a capacità democratiche deficiti un po'. Non credo che aiutino nemmeno, in tal senso, i contractor "selvaggi" (come li definiscono ormai diversi quotidiani) che vengono impiegati in  gran numero  secondo una formula che funziona più o meno come se si sciogliesse un branco di Pitbull dentro un pollaio, solo che invece di chiamarsi Pitbull si chiamano ArmourGroup ed invece di far strage di polli questi massacrano uomini donne e bambini.

E' per questo che sostenere la tesi di un Afghanistan che sta trovando la via dell'organizzazione democratica risulta quantomeno ridicolo (almeno quanto sostenere che lì la guerra è finita). Forse sarebbe il caso, anche per i governi che quella guerra l'hanno voluta e sostenuta, di smettere di tentare l'occultamento di una verità palese e di iniziare a capire come si fa, dopo aver distrutto un paese avendolo messo in una condizione ancora peggiore di quella che lo vedeva soggiogato da un regime folle come quello talebano, avendolo abbandonato, di fatto, a mille organizzazioni tribali, alla ferocia della rappresaglia continua, al caos generale, come si fa, appunto, a ridurre il danno ed a dare qualche garanzia ad un popolo che ha conosciuto il democratico occidente emancipato attraverso i suoi bombardamenti a tappeto e che oggi rischia di ricadere in un buio ancor più nero di quello che venne accecato delle bombe  sette anni fa. 

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