Rabbia e amore, perchè muovono il Mondo. Rabbia e amore perchè adesso ce ne è davvero bisogno. Senza rimane solo l'indifferenza in cui anneghiamo ogni giorno, che ci spinge davanti al baratro che solo in pochi guardiamo spaventati. In questo blog non ci saranno risposte. Solo il tormento dubbioso di chi ogni giorno muove i suoi passi cercando le giuste domande.

Viewing Archive for maggio, 2009

Fase 3 – Nella giungla di betulle

Quando decidi di andare all'Ikea, non importa che mese dell'anno sia, sono sempre almeno cinquanta gradi all'ombra (e intorno al tempio della mobilia svedese di ombra non ce ne è). Quando esci da lì, non importa che tu abbia considerato ogni misura, o che ti sia lanciato in complicati calcoli in metri cubi per assicurarti che tutto ciò che hai acquistato riesca ad infilarsi nell'auto che dovrà riportarti a casa: o sei un drago a giocare a tetris o sei spacciato. Due elementi così delineano già di per se l'esperienza come una sorta di battaglia epocale dura da combattere. Se poi si aggiungono le tentazioni che si sommano nei momenti di crisi, il trasporto a basso costo, il portapacchi universale da comprare alla cassa, il montaggio a pagamento, che rischiano di vanificare drammaticamente ogni briciolo di risparmio duramente conquistato in una giornata di acquisti smodati, il quadro è completo. 

Per questa spedizione nella giungla di betulla mi stavo preparando da giorni. Tutto l'indispensabile era stato tolto dall'auto, avevo controllato sul libretto della Ford le capacità di carico a modulazione completa (praticamente togliendo anche lo sterzo) e avevo redatto, come il più ligio dei ragionieri una lista puntualissima di tutto ciò che mi serviva. Ammetto di esser stato tentato anche da qualche seduta di psicanalisi che mi aiutasse a costruire un mantra efficace per tenere a distanza la voglia di acquistare le mille candele profumate nascoste dietro ogni angolo. 

Le buone intenzioni, l'idea di acquistare "sololostrettoindispensabile", crollano velocemente davanti ai mille accessori, al design accattivante, al costo spesso irrisorio… il primo obbiettivo è il tavolino da fumo, uno di quei tavolini bassissimi da mettere in salotto nel mezzo ai divani, decisamente necessari se non si vuol rinunciare a lividi negli stinchi e bestemmie continue ogni volta che ci si alza dalla poltrona. Il fortunato si chiama "Expedit", e dopo che l'ho acquistato gli svedesi l'hanno tolto dal sito. 

Il sentiero di guerra costringeva i miei passi attenti verso la zona notte, per acquistare letto e materasso. Mentre mi muovevo, scaltro come un vietcong durante un agguato, cedevo con regolarità alle candeline Tindra (di cui sopra) in grado di intossicare anche i migliori polmoni mentre rincoglioniscono il malcapitato con ottomila colori e gusti improbabili che vanno dalla fragola alla torta alla panna (!). Giunto davanti alla struttura letto Hopen non ho avuto dubbi (in realtà c'erano giorni di meditazione dietro), mentre sull'annosa questione doghe/materasso i pensieri si sono ingarbugliati fino a formare una nube pericolosa e dura da diradare. Lattice, schiuma, schiuma di lattice, molle, stoffa, alto, basso, sottile, medio, da centoquaranta o da centosessanta (o da centottanta??) e il cervello va in corto. E le doghe poi! Quaranta nomi incomprensibili che sembra il catalogo in lingua originale della Findus, cento materiali diversi, betulla, rovere, con contorno in acciaio… eccheccazzo! Dopo mille prove, schiantandomi su ogni rete, gettato su ogni materasso, in un sali scendi da capogiro, alla fine abbiamo risolto così: Sultan Elsfjord e basi a doghe Sultan Lade, dure come il travertino per non farmi rimpiangere la rigidità del mio lettuccio attuale. 

Carico di fogli e fogliettini con appunti improbabili, che avrebbero poi avuto l'onere di disegnare la mappa capace di condurmi nella selva di scaffali del famigerato self-service al piano di sotto, scendo le scale e mi ritrovo nel paradiso degli accessori: asciugamani compressi accatastati in scaffali colorati che costruiscono fantasie cromatiche da attacco epilettico immediato, forchette e coltelli, sfusi ed in set da ventiquattro, che sembrano tutti uguali ma a guardare bene bene… accappatoi (un immenso xl finisce nel mio carrello), beautycase, aspirapolvere, valige e valigette (una in più non fa mai male), bicchieri, piatti, tappeti e tappetini: kaos.

Esco con il carrello pieno come una 500 allestita per la Parigi-Dakar: dentro ci sono un coprimaterasso ed un paio di lenzuola nere, un altra accoppiata rossa, un copriletto con una fantasia che sembra il salvaschermo del mio Mac (accettate la descrizione e usate l'immaginazione), dieci cuscini per il divanetto, un cuscino per il letto che un cartello definisce come "il compagno ideale per chi dorme a pancia in giù" (boh!), un bidone che sembra quello del pazzo che spala la neve in Mamma ho perso l'aereo e che io invece userò come cesto della biancheria in bagno, pentole e padelle a non finire, un set di piatti nero lucido, qualche porta-candele, una piantana, due tappetini da bagno, uno specchio ondulato e non so cos'altro. Sicuro che molta di questa roba, quando la ritroverò in fondo agli scatoloni, il giorno del trasloco, sarà come vederla per la prima volta, mi avvio verso l'uscita.

Più che le casse di un magazzino di mobili ed accessori per la casa sembra l'A1 in pieno ingorgo di ferragosto: i più audaci impazziscono davanti alle casse automatiche, si imbrogliano davanti al computer, passano ore a cercare il codice a barre sulla scatola del prodotto e maledicono il cartello sopra le loro teste su cui, beffarda, campeggia la scritta "cassa veloce". Tutti gli altri invecchiano guardando in lontananza una commessa che lentamente batte le dita sui tasti del registratore davanti a lei. Annoiata dai foglietti dei buoni sconto da 5 euro, dalle cartine Ikea Family, dalla ripetitività orrenda di uno sfruttamento sadico e quotidiano.

All'uscita mi aspettano i volontari di GreenPeace (?), i facchini semiabusivi che cercano di raccimolare qualcosa, i cinquanta gradi di cui sopra che non aiutano di certo. Il primo carico della macchina serve solo ad arrivare fino al deposito e, naturalmente, a farmi grondare di sudore come Coppi negli ultimi cento metri. Non so come mi ritrovo davanti al deposito, con un materasso arrotolato che non riesco neppure ad abbracciare mentre guardo sconsolato un'auto troppo piccola per contenere tutta quella roba. Passa più di un'ora e mezza e, dopo aver provato quattro combinazioni differenti mi ritrovo dentro un magazzino con le ruote stracolmo di roba che minaccia di crollarmi addosso alla prima curva. Il risultato è indescrivibile senza le foto, ve ne lascio quindi una qui sotto per capire meglio cosa abbia voluto dire questa fase 3.

 

Tags: , , , , , , , ,

Come al tramonto una famiglia in Ramadan

 

Secondo giorno di attacchinaggio, meno 15 giorni alle elezioni. Sono le 3.21 e sono appena rientrato in casa. Serata passata con un secchio di colla in una mano ed una scopa nell'altra, aggirandoci fra i manifesti di una campagna elettorale che qualcuno definisce "sotto tono". La sensazione invece è che il sistema di uniformazione del pensiero sia così tanto permeante nella quotidianità da inibire qualsiasi capacità di scorgere l'alterità e l'alternativa. I "discorsidaparcondicio", gli interventi di due/tre forze politiche passati nei vari tg in un unico servizio, spariscono dentro il bombardamento dell'informazione a senso unico: dal processo Mills ai respingimenti, fino al G8 dei rettori, ogni argomento è narrato in perfetto stile da cinegiornale di regime. Accade allora che l'unico intervento del segretario del maggiore partito non-al-governo (chiamarlo di opposizione in questo quadro mi sembra ridicolo) degno di esser riportato dai mass media sia l'invito a cena a Veronica Lario. E accade anche che in mezzo a tutto ciò la presenza di Nichi Vendola a Ballarò si trasformi in una favolosa ventata di aria fresca in questo deserto soffocante.

Noi la nostra concretezza, la nostra realtà in questa rappresentazione di gossip e finzione, la troviamo anche nella colla che si appiccica alle mani e ci insozza i vestiti. La ritroviamo quando rientriamo in sede a notte fonda e non ci neghiamo una sigaretta e mille risate, quando pratichiamo la convinzione dell'importanza del nostra capacità di restare insieme in un mondo fatto di mille solitudini indotte.

 

"e di notte torna il fuoco, il clan, uniti come al tramonto una famiglia in Ramadan"

Assalti Frontali.

 

anche su www.nonleggerequi.org

Tags: , , , , , , , , , ,

Terremoti scontati

Questo paese ha una capacità straordinaria quando si tratta di mostrare espressioni e facce sconvolte e sorprese davanti a tragedie fin troppo annunciate. Il terremoto in Abruzzo ne è stato un drammatico esempio; la prevedibilità della catastrofe, badate bene, non riguarda certo le previsioni di alcuni personaggi ormai noti, quanto invece la situazione in cui versava l'edilizia residenziale cittadina de L'Aquila, con norme antisismiche ignorate e palazzi costruiti come castelli di sabbia al mare. L'Italia, basta conoscerla un po', è piena di mostri di cemento costruiti come enormi speculazioni in barba a qualsiasi norma di sicurezza, ignorando perizie d'ogni tipo e stravolgendo i progetti approvati nelle sedi deputate. 

Qualche anno fa lavoravo in un parcheggio multipiano sotto la Stazione di Siena, costruito con i fondi del Giubileo, scavando una voragine in un terreno franoso con infiltrazioni di ogni genere in quantità, composto perlopiù da tufo. Io non ho grandi competenze in merito, ma quando la mattina entri a lavoro, dopo una normalissima nottata di pioggia, e trovi il piano inferiore allagato sotto oltre un metro d'acqua, qualche dubbio ti viene. E le domande aumentano quando, ogni volta che piove, il sottopassaggio di fianco al parcheggio, si allaga a tal punto che spesso è stato necessario l'intervento dei pompieri per estrarre le auto rimaste bloccate dall'acqua. 

Evidentemente a qualcuno il piano sembrava troppo poco sovraccaricato, ragion per cui è stato deciso di sbranare una collina (sempre di tufo) per costruirci un centro commerciale di tre piani con due piani di parcheggio sotterraneo. E' da quando hanno iniziato i lavori che guardo quel mostro di cemento molto preoccupato. Ieri, mentre andavo da Unieuro per comprare un mouse, al posto del pavimento del primo piano del parcheggio (il secondo sotto ersa inaccessibile) ho trovato un fiume di fango e acqua. Dal soffitto si spandevano macchie scure, mentre rivoli di acqua terrosa cercavano vie di scarico inesistenti.

Cosa dobbiamo aspettare perchè qualcuno muova un dito?

Tags: , , , , , , ,

Fase 2 – scelta della casa

 

Come dicevo nel post qua sotto, alla fine,l'estenuante ricerca ha dato i suoi frutti. Mi sono trovato a scegliere fra due monolocali molto simili anche se situati in zone molto diverse. Entrambi con giardino, uno più vicino alla città, l'altro più lontano di qualche chilometro. Dopo mille pensieri alla fine mi decido, alzo la cornetta ed avvio la fatidica telefonata. Concordiamo per telefono l'appuntamento con l'agenzia, il tipo di contratto, l'arredamento essenziale mancante e, quindi, da comprare. Manca il letto ma ci pensa la padrona di casa, al materasso provvederò io. Due giorni dopo la telefonata mi sono ritrovato davanti al responsabile di un'agenzia immobiliare che, per non far altro che guardarmi firmare un contratto, pretendeva più o meno 700 euro. Anzi, a pensarci bene un'altra funzione la svolgeva sottoponendomi ad  una sorta di terzo grado rispetto al mio reddito, posto di lavoro, sicurezza dell'impiego, abitudini di vita… sembrava di esser tornati ai bei tempi degli arrivi al Ben Gurion airport.

Ammetto la mia ignoranza, nel senso che ignoravo proprio la necessità di dover pagare per un non-servizio ricevuto. Capisco che un'agenzia debba guadagnare sulle transazioni e capisco anche quando la cifra è richiesta al locatore: ti mettono la casa sul mercato, inseriscono gli annunci, pubblicizzano il tutto, gestiscono il primo contatto. Ma quando dall'altra parte c'è un tizio (io) che null'altro ha fatto se non aprire il giornale, leggere un annuncio, comporre un numero e fissare un appuntamento a cui quella dell'agenzia non si è neppure presentata, non ne capisco bene il senso. Anzi, a dire il vero il senso lo capisco e temo che sia quello di un sistema costruito con l'unico fine di metterlo nel culo (per usare un francesismo) ai poveri cristi che non hanno altra scelta, che accettano di pagare un affitto che potrebbe, come cifra, essere tranquillamente un mutuo ma non hanno nessuna garanzia, nè in termini bancari nè in termini umani rispetto al futuro, per accenderne uno.

Rispetto ai piani le spese "extra" si sommano giorno dopo giorno, sempre più ingiustificate rispetto ad uno schema di analisi logico/razionale:

- Cambio intestazione bolletta/utenza del gas 103 euro

- Cambio intestazione bolletta/utenza dell'elettricità 30 euro

- Agenzia (dopo diverse discussioni e trattative) 400 euro

- Spese in marche da bollo per l'agenzia delle entrate 50 euro

Ma tant'è, e stringendo la cinghia si cerca di pagare e tirar dritto. Finisce anche che sull'acquisto del letto e del materasso ci si costruisca una cultura importante (e totalmente inutile) rimandendo intrappolati in una ragnatela inaspettata. Il letto devi comprarlo da Ikea perchè è l'unica che fa prezzi accessibili. Sul materasso ci sono molte altre opzioni, più sicure per prezzo e per qualità. Ma si da il caso che la catena svedese venda materassi, doghe e strutture letto che rispettano lo standard europeo in quanto a dimensioni, cioè la lunghezza è di 200 cm. In tutti gli altri negozi si trovano reti a doghe e materassi che seguono invece uno standard tutto italiano: 190 cm.

I tavolini "da fumo", quelli per capirci che si mettono in salotto, in mezzo ai divani, sono un prodotto a parte: costano un occhio della testa se sono carini, mentre la fascia economica è una sfilata di brutture improbabili che nessuno si metterebbe mai in casa. 

Ma questa parte, forse, riguarda più la fase 3, quella dell'arredo e della mania da shopping compulsivo per riempire la nuova tana di cianfrusaglie inutili che non potresti permetterti, e dato che sto per uscire e lanciarmi verso l'Ikea e verso il 2Link (negozio di design), vi rimando al prossimo post.

Stay tuned.

Ps 

ovviamente si accettano consigli di ogni genere!

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Mercato civile e militare

 

Va bene, lo ammetto: questa volta ho voluto strafare. Non pago della frenesia disumana che ogni campagna elettorale porta con se, e che è evidentemente amplificata in modo esponenziale per chi, in una fase politica così convulsa, sta a sinistra, ho voluto aggiungere alla mia vita un passo importante come quello di andare a vivere da solo che si costruisce di così tanti casini e imprevisti da farmi decidere di costruire sul mio blog una specie di "cronaca" per fasi capace di raccontare tutti gli ostacoli e i passi falsi che hanno minato le mie gambe durante il cammino.

Fase 1: la ricerca di un appartamento

La conclusione a cui sono giunto alla fine della ricerca è che in questa città il mercato degli affitti è più o meno diviso in due branche: militare e civile. Il primo è destinato agli studenti fuorisede, un mercato selvaggio che propone loculi semidistrutti e sgabuzzini semiammobiliati a prezzi insostenibili. Una volta ho trovato su un giornale locale l'annuncio di un'agenzia che proponeva un "grazioso monolocale dentro le mura" per la modica cifra di cinquecento euro. Più per curiosità che per reale interesse, ho alzato la cornetta. Dall'altra parte una voce mi ha spiegato che "il monolocale sito in Via del Comune" era affittabile solo a "gente di vicino" intendendo, con la strana dicitura, persone che hanno un altro appoggio nei dintorni. Alla mia richiesta di spiegazioni ha poi risposto che l'esigenza era dovuta al fatto che "se uno ha troppi vestiti, lì dentro non ci entra". Seguiva poi, incalzata dalle mie domande, la descrizione dell' "appartamento": 

Agenzia: "è una mansardina piccola con un letto ad una piazza…"

Io: "vabbè, ma in caso è possibile metterne uno più grande?"

Agenzia: "no, guardi, il letto ci entra preciso, lascia giusto lo spazio per aprire la porta d'ingresso"

Io: "ah, ma ci sono finestre, punti luce?"

Agenzia: "no, la luce (e l'aria) si prende dalle scale"

Io: ma nell'annuncio c'è scritto che è un monolocale completo, c'è il bagno?"

Agenzia: "certo! Cioè, dietro ad una tendina c'è il water e un piccolissimo lavandino. Poi è stato installato sopra al lavandino un nappo per la doccia e nel pavimento c'è un buco in terra che funge da scarico, anche se, essendo l'appartamento molto piccolo, si rischia di bagnare il letto. Lei è uno che si fa molte docce?"

Io: "Eh, ogni tanto sì, ho il vizio di lavarmi… comunque, andiamo oltre, mi sorprenda: c'è la cucina?"

Agenzia: "Ah, sì certo! Cioè, c'è un fornellino da campo riposto sotto il letto, quando lei deve cucinare lo tira fuori, lo appoggia su una mensolina che sta sopra il letto e cucina. Poi lo rimette di nuovo sotto il letto."

Ora io giuro che questa telefonata è reale, non gonfiata o esagerata, semplicemente una della chiamate che descrivono in maniera paradigmatica il perchè dell'aggettivo "militare" che ho rivolto alla prima tipologia di affitto nel senese. E' una guerra totale in cui il target di destinazione non è considerato umano o munito di dignità civile. Ovvio poi che accanto al privilegio di essere sfruttati gli eventuali inquilini devono rispondere ai più disparati requisiti, spesso inseriti direttamente nell'annuncio per "evitare i perditempo". Ne elenco qualcuno di seguito:

- "no studenti dei primi anni"

- "no studenti ultimi anni" (sarà per par condicio)

- "no studenti meridionali"

- "solo studenti residenti in Toscana"

- "si affitta solo a studentesse" (per un monolocale!) 

- "si affitta solo a studenti con reddito proprio" (e certo!)

Capite bene che, se questo è il quadro, l'altra branca del mercato deve essere per forza migliore. E lo pensavo anche io. Sbagliandomi drammaticamente. Il mercato "civile" al contrario dell'altro, riconosce nel proprio target una dignità umana e per questo non è un luogo in cui possono entrare tutti. I prezzi sfiorano spesso la fantascienza, per un monolocale di 30 metri quadri in periferia si arriva a chiedere anche 1000 euro, e la garanzia di un buon reddito proprio e di una buona posizione sociale non sono optional. Le richieste poi sono esilaranti:

- "si affitta solo a donne" (sempre per un monolocale)

- "no fumatori" 

- "no operai"

- (ovviamente) "no studenti"

- "solo dipendenti Monte dei Paschi"

- "solo dipendenti MPS o Novartis"

Quando invece si inizia a sondare la provincia le cose, almeno un po', migliorano e cercando bene si finisce per trovare qualche offerta accettabile. Ora si da il caso che a me servisse una tipologia di affitto abbastanza particolare: un bi/monolocale che avesse almeno un pezzetto di giardino recintato per il mio dolcissimo Zapata (cane). Ho trovato, differentemente da quanto pensavo, molti alloggi che rispondevano alle mie necessità: case in campagna circondate dal nulla, monolocali con giardinetto che sembravano tende nel deserto, appartamenti con giardini di cinquecento metri quadri. Un solo problema: nessuno vuole cani. Uno mi ha addirittura detto, dopo avermi illustrato le gioie del suo monolocale in campagna, affittato al nero, immerso nel verde ma a due chilometri dal paesino, nel silenzio più totale dove "puoi fare quello che vuoi, se hai voglia di mettere musica non c'è nessuno nel raggio di 3-4 kilometri" e dove avrei potuto esperire "tutto il piacere della campagna senza rinunciare ai confort di una città", un posto in cui "se ti piace il verde e gli animali ti sembra un paradiso", dopo tutto questo, dicevo, mi ha spiegato che il cane lì non potevo tenerlo perchè "i cani abbaiano". Dico io "ammesso e non concesso che il mio cane abbaii, a chi cazzo può dar noia?". E lui, sicuro di se mi ha risposto "è una questione di principio!". Inutile dire che non è stato l'unico episodio di questo tipo, dato che la ricerca è durata tre mesi. In sintesi: se ami la campagna, il verde, il silenzio, non c'è problema. Se ami anche gli animali, sei fregato. 

Alla fine però questo tour de force fra agenzie e annunci il suo frutto l'ha dato… aspettate il prossimo post.

stay tuned.

 

Tags: , , , , , , , , , ,

Copyright © Boikottato sempre e comunque - Rabbia e amore
Theme by nEUtrOniCs and brought by Wordpress Themes.