Rabbia e amore, perchè muovono il Mondo. Rabbia e amore perchè adesso ce ne è davvero bisogno. Senza rimane solo l'indifferenza in cui anneghiamo ogni giorno, che ci spinge davanti al baratro che solo in pochi guardiamo spaventati. In questo blog non ci saranno risposte. Solo il tormento dubbioso di chi ogni giorno muove i suoi passi cercando le giuste domande.

Viewing Archive for maggio, 2008

Quel campo nomadi non posso proprio difenderlo

 

Scusate, scusatemi. Vi chiedo scusa in anticipo perchè io quel campo nomadi non posso proprio difenderlo. Stamattina una telefonata mi ha spinto a guardare la rassegna stampa online. I giornali locali titolavano in un grassetto importante: "Sgombrato il campo nomadi dell'Acquacalda".

L'Acquacalda, appunto, è un quartiere periferico della mia città, Siena. Un quartiere che ospita, fra le altre cose, un grande centro sportivo ed una piscina comunale. Di fronte al complesso un grande parcheggio spesso vuoto.

Appena letta la notizia mi sono precipitato fuori di casa, ho preso l'automobile e sono andato a vedere cosa era successo. Ho parlato con la gente, nei bar, in strada, ho chiesto informazioni. E dopo che l'idea che mi ero fatto ha preso forma anche nella realtà in maniera angosciante mi sono dovuto convincere che io, quel campo nomadi, proprio non potevo difenderlo. Per un motivo banale, quasi scontato per chi abita qua. Quel campo non esiste, non esisteva, non è mai esistito.

Oltretutto sembra che le poche (nemmeno una decina) roulottes e i camper fermi nel parcheggio siano semplicemente l'alloggio dei lavoratori del Luna Park che da qualche giorno è arrivato in centro.

E' difficile spiegare il valore di questa non notizia senza prima dire che Siena, con tutte le sue apirazioni (e le altrettante contraddizioni) è e rimane comunque una cittadina di sessantamila abitanti, dove ci conosciamo tutti e dove se cade un bicchiere a terra si costruisce una notizia che in tre minuti fa il giro della città. E' anche una città che registra un tasso di immigrazione bassissimo ed in cui il livello di criminalità è quasi pari a zero. Quello percepito è zero.

Sembrava quasi, stamattina, che anche i nostri amministratori, il Sindaco Cenni ed il Questore di Siena, volessero avere il loro campo da sgombrare, la loro emergenza immigrazione per gridare all' allarme invasione, il loro, finalmente, problema sicurezza.

C'è poco altro da dire, resta solo un po' di amarezza attaccata al palato. Il sapore sgradevole di un provincialismo squallido che costruisce la caricatura dell' ondata xenofoba che attraversa l'Italia. Rimpiango i tempi in cui il Corriere di Siena occupava tutta la sua prima pagina con: "trovato piccione morto, rischio aviaria, terrore fra la popolazione" con la foto del povero piccione incollata sotto. Almeno riuscivano a strapparmi una risata.. 

Tags: , , , , , ,

Tesoro, siamo tornati!

 

Si racconta che molte persone anziane di sinistra, dopo la sera del 14 aprile, abbiano temuto per la propria incolumità. In aneddoti che cercano di strappare un sorriso amaro, si racconta di nonne e di nonni che dopo la vittoria di Berlusconi e la scomparsa della Sinistra dal Parlamento, parlando con i figli o con i nipoti, esternavano la paura che "ci vengano a prendere". La loro mente, la memoria, andava indietro con un passaggio automatico, accostando ciò che avevano visto con l'arrivo del fascismo a ciò che vedono e respirano in quest' Italia malata.

Leggendo l'home page del Corriere o di Repubblica, ieri sera, ho avuto paura anche io. Una paura vera, incoffessabile. Quella paura che avvicina sempre di più l'idea di guardare fuori dall' Italia il proprio futuro, perchè questa società si sta perdendo in un vortice pericoloso.

Roma, quartiere Pigneto: una squadraccia di venti elementi, i volti coperti da bandane con celtiche e svastiche,  assaltano diversi negozi gestiti da migranti. Al grido di "sporco immigrato!" devastano e distruggono, infrangono vetrine, picchiano il gestore di origine bengalese di un bar. Poco prima era toccato al conduttore di DeeGay, aggredito in strada.

Napoli, Chiaiano: la repressione dura non è solo un dato di fatto, viene rivendicata dalle istituzioni. Contro una popolazione intera che costruisce opposizione si invocano (e si usano) i manganelli delle forze del disordine. Una giornata di scontri che termina con tre arresti e molti feriti e con un ragazzo "caduto" da un parapetto durante una carica. Per descrivere la vecchia nuova linea di condotta della Polizia di Stato le parole della professoressa Di Guida mi sono sembrate particolarmente evocative:

"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un'altra".

"Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili – davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate – che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio. Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall'alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c'era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi. La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva – invece – contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare".


"Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l'atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia".

Elisa Di Guida
(docente di Storia e Filosofia – Napoli)

(24 maggio 2008)

Tags: , , , , , , , , , ,

Succede solo a me?

 

C'è un clima che non vuole cambiare. E' il clima di un inverno lungo che non cede il passo all' estate, fatto di piogge incessanti, giornate grige e cieli di piombo. I vestiti invernali restano a portata di mano, difendono ancora le membra dal freddo.

Ma c'è anche un clima che cambia, che più che il tempo riguarda l'aria che si respira in giro, nelle strade, nella vita quotidiana. E' un clima angosciante che si trasforma nel mio petto in un macigno duro che non si muove nè in su nè in giù.

I temporali sono fiumi di inchiostro sui giornali che parlano di siti di stoccaggio rifiuti trasformati in zone militari e di soldati che li difendono. Scrivono di commissari del governo atti ad occuarsi di un etnia, quella rom, mentre le leggende metropolitane giustificano una moderna caccia alle streghe che come a Ponticelli ed a Milano finiscono in roghi assassini. I telegiornali riprendono una folla in strada che incita al massacro e grida in un orgasmo collettivo la propria furia contro i transessuali che abitano la notte della città nella loro via. Non ci si chiede, nel paese semplice, come gli italianissimi padri di famiglia sfruttino senza rimorsi quei corpi che adorano di nascosto, nel loro privato, e che chiamano depravati nella pubblica piazza. E ancora l'istituzione di reati legati alla tua necessità di sopravvivere: clandestino diventa sinonimo di criminale, non solo nel linguaggio volgare ma anche sulla carta giudiziaria.

Ed in questo Paese che mi spaventa a morte, senza domande vere e colmo di soluzioni pronte, mi capita sempre più spesso di sentirmi soffocare. E' a causa di questa sensazione che non so più se i miei occhi siano ancora così affidabili in una qualche oggettività o se sia la paranoia a dettare alcune considerazioni. Fatto sta che il mio quotidiano inizia a vedere spesso agenti in divisa, in situazioni diverse, presentarsi davanti a me per avere i documenti di identità. Nell'ultima settimana è accaduto tre volte. Alle 2.30 sono stato fermato ad un posto di blocco "soft". Tre giorni fa mentre un interregionale mi portava a Roma permettendomi di gustare il sapore complesso del treno, due agenti di polizia hanno chiesto i documenti a tutto il vagone. "Normali controlli" continuano a ripetere. E un normale controllo era anche quello di due sere fa, quando una volante della polizia, dopo averci incrociato, ha fatto inversione ad U e ci ha raggiunto con i lampeggianti accesi, facendoci accostare lungo la strada. Documenti di tutti i passeggeri, patente e carta di circolazione. Niente di più. Un normale controllo in un contesto normale di un paese normale. Mi chiedo se questo clima abbia qualcosa a che fare con la percezione delle forze dell' ordine rispetto al loro nuovo ruolo o se sia soltanto una normale procedura unita ad una normale serie di coincidenze.

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare."
 
 

-Bertolt Brecht-

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Le parole danno un significato alle cose

 

Questa mattina mi sono svegliato in ritardo. La sveglia non è stata capace di strapparmi ad un sonno necessario, bramato con ogni forza dopo la giornata massacrante di ieri. Così quando mi sono alzato dal letto i residui del mal di testa mi hanno consigliato di posticipare di un paio d'ore i miei impegni e di tenermi lontano dalla frenesia immediata e traumatizzante che avrebbe distrutto i (pochi) effetti benefici della nottata. Con una tazzina di caffè in mano mi sono afflosciato sul divano, ho acceso il televisore e mi sono lanciato in un solitario campionato di zapping. 

Dei vari servizi di tutti quegli ibridi di tele-gossip-giornale che si spacciano per programmi di informazione mi sono rimaste impresse in mente due immagini. La prima, credo al tg5, era un' intervista ad una signora anziana, sulla sessantina, all'interno del servizio sull' assalto al campo nomadi di Ponticelli, Napoli. Intorno le immagini delle baracche fumanti. Poco prima la telecamera che sbirciava fra i resti lasciati in fretta e furia dagli ex-occupanti prima di fuggire e la voce del cronista che descriveva, con voce calma e posata, la furia della folla. Poi la signora che poteva sembrare, che so, mia nonna. Una delle tante, normalissime, persone che si incontrano ogni giorno per strada. Il giornalista le domanda cosa ne pensa dell'accaduto e lei, in tutta tranquillità, risponde che "se si comportavano male hanno fatto bene a mandarli via". Il giornalista insiste: "ma hanno bruciato il campo con le bottiglie incendiarie, c'erano dei bambini". E lei, ancora con la voce pacata, risponde: "ma quelli, gli extracomunitari,  ai bambini gli fanno del male, era giusto mandarli via".

Non c'è niente che faccia più paura della normalizzazione della follia. Quello che c'era, nel volto di quella donna, era follia pura inserita nella normalità. Una folla inferocita, medievale, che attacca un campo nomadi con il fuoco diventa non solo tollerabile, ma norma.

Nell'ultimo libro di WuMing 4 c'è una frase bellissima pronunciata da Tolkien: "le parole danno un significato alle cose". E quella parola, violenta, ridondante: extracomunitari. Una parola entrata nel linguaggio comune con un significato ben lontano da quello giuridico (esterno alla comunità europea). Extracomunitario oggi vuol dire "fuori dalla comunità", quindi diverso, pericoloso. Ed in questo medioevo del ventunesimo secolo si rispolverano antiche leggende, miti diffamatori che hanno accompagnato nel tempo antichi razzismi. 

Oggi ero ad un'iniziativa del Network Giovani Pisano sul tema della sicurezza. Uno dei responsabili di Africa Insieme, nel suo intervento, parlava dell'accusa del sangue, ovvero di un'accusa antisemita diffusa a partire dal XI secolo secondo cui gli ebrei userebbero sangue umano per motivi rituali. Per questo gli ebrei venivano anche accusati di essere "ladri di bambini". La stessa accusa, mossa al popolo Rom, era la motivazione portata a giustificazione dell' assalto al campo di Ponticelli.

Ed è incredibile quanto velocemente una cultura, una società, possa piegarsi alla violenza, in nome della paura, della sicurezza, della difesa di se. Una donna di sessant'anni trova normale che a pochi metri da lei sia stato bruciato un luogo in cui vivevano intere famiglie. Non fa scandalo il "commissario anti-rom" voluto da Maroni. Non fanno scandalo le ronde, i pestaggi, le aggressioni continue ai danni dei diversi. Diventa tutto normale. Banale, come soltanto il male può essere.

Anche io mi sento insicuro. Ho paura. Paura di questa normalità violenta

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Fine di un Pierrot

…Se devo confessare

la mia sottomissione

con un morbido bacio

dove non batte il sole

permetta che io segua

la mia inclinazione

rivolgo alla signora

la mia umiliazione… 

Bandabardò

Tags: , , , ,

Copyright © Boikottato sempre e comunque - Rabbia e amore
Theme by nEUtrOniCs and brought by Wordpress Themes.