Rabbia e amore, perchè muovono il Mondo. Rabbia e amore perchè adesso ce ne è davvero bisogno. Senza rimane solo l'indifferenza in cui anneghiamo ogni giorno, che ci spinge davanti al baratro che solo in pochi guardiamo spaventati. In questo blog non ci saranno risposte. Solo il tormento dubbioso di chi ogni giorno muove i suoi passi cercando le giuste domande.

Viewing Archive for febbraio, 2008

Copiato come un cinese

 

Roma, 17 feb. – (Adnkronos) – "Veltroni la racconta a modo suo. Non ci puo' essere imbarazzo in chi, come Berlusconi, ha realizzato i suoi programmi di governo all'85%. Non lo diciamo noi, lo afferma l'universita' di Siena, che certo non e' dalla nostra parte. In imbarazzo invece vediamo Veltroni, che copia tutto il programma di Berlusconi esattamente come fanno i cinesi con i prodotti italiani. Domanda: perche' gli elettori dovrebbero comprare da Veltroni il cinese un prodotto contraffatto, quando hanno a disposizione il prodotto originale, il programma di Berlusconi?''. E' la replica del portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, alle affermazioni del leader del Pd, Walter Veltroni.

NO COMMENT 

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Un ultimo pensiero prima di dormire

La stanchezza si fa sentire a quest' ora, ma negli occhi ci sono le immagini di una bella serata passata in mezzo ad un bel gruppo di compagni e compagne che stanno imparando davvero a parlarsi, ascoltarsi ed a stare insieme. Oggi basta questo per farmi addormentare sereno. Da domani la tranquillità si spezzerà sempre più velocemente, in una campagna elettorale frenetica fatta con la paura del dubbio sulla sopravvivenza ma anche con tutta la voglia di rilanciare ed andare avanti. Prima di spegnere il computer ho dato un' occhiata ai siti del mainstream dell' informazione: Repubblica.it e Corriere.it. La proiezione online dei due più importanti quotidiani italiani che lottano per la propria trasformazione in cloni di Studio Aperto. Repubblica tocca il fondo stasera, linkando, in mezzo alla colonna "tette e culi", la "pagella di Rocco". 

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194 motivi per non votare il ciccione

 

Non che di per se il povero Giulianone sia un "pericolo" elettorale: credo sinceramente che la sua sgradevolezza sia pari solo alla sua incapacità di intercettare il pensiero comune, come quando, ormai diversi anni fa, tentò di lanciare una solitaria campagna contro un Benigni all'apice della sua popolarità. E lo fece, ricorderete, ripreso dalle telecamere mentre se ne stava incastrato fra i braccioli di una povera ed incolpevole poltrona nel suo salotto, intento a lanciare uova contro lo schermo del televisore che mostrava in onda il comico toscano. No, non è lui che mi spaventa. Nè il suo soggetto elettorale da zero virgola qualcosa percento. Credo che persino Berlusconi, intento ad ordir trame contro l'ex alleato Casini,  si stia rendendo conto che la discesa in campo di Ferrara potrà essere un problema esclusivamente per i poveri grafici che dovranno riuscire a metter tutto quel faccione dentro i manifesti elettorali.

Quello che mi fa paura, davvero, nel profondo del cuore, è questo crescente rigurgito clerico-fascista che attraversa questa martoriata penisola e che come ogni ondata di estremismo (a maggior ragione se religioso) è tanto più pericoloso quanto maggiore è l'ignoranza, nel suo senso etimologico. La distruzione della Cultura, unita al senso di smarrimento generale dato dall'incapacità di comprendere le sempre più veloci trasformazioni economiche e sociali, genera una sorta di fuga nel rifugio "sicuro" dell' identità. Un ritorno al passato che determina l'impasse della ricerca, individuale e collettiva, di quella sperimentazione capace di costruire adattamento al mutare delle situazioni: si blocca la crescita culturale, l'emancipazione, di ognuno di noi e di tutti noi. Ed in nome di quella fuga nell' identità si danno per buoni non solo i diktat del dittatore di turno (adesso credo proprio che tocchi a Ratzinger) ma anche le strampalate premesse che li trasformano in incontrovertibili verità.

L'informazione, poi, è ridotta ad un grande format riservato esclusivamente a ciò che può esser trasformato in gossip, in telenovelas, in soap opera. E possibilmente costruire generalizzazioni becere. Così, mentre il delitto di Cogne e di Perugia si passano la staffetta, quello di Garlasco diventa una fiction da presentare in seconda serata a Matrix. L'omicidio Reggiani, invece, diventa la giustificazione di provvedimenti anti-rom che riportano la mente ai decreti mussoliniani "contro i cittadini di razza ebraica".

C'è una notizia di questi giorni che invece non sta facendo scalpore. E' apparsa sottotono su un quotidiano locale e poi è stata timidamente riportata da altri (Repubblica) in qualche trafiletto. Prato: una ragazza cinese di vent'anni viene ricoverata d'urgenza con diverse lacerazioni, intestino ed altri organi con lesioni importanti. Si è procurata queste ferite nel tentativo di abortire. Ancora più a margine della notizia si trova qualche dichiarazione dei medici dell' ospedale che ha ricoverato la giovane. Sono interviste di denuncia che parlano della percentuale di aborti clandestini che ancora oggi è altissima in Italia, soprattutto nelle comunità di immigrati. Ma perchè? Dati per scontati alcuni fattori che fanno riferimento alle strutture sociali e culturali di molte comunità, ho fatto una piccola ricerca ed ho trovato qualche dato interessante, significativo e per me, fino ad oggi, sconosciuto: il costo di un aborto in un ospedale pubblico del nostro paese se non si ha la cittadinanza.

Circa 810 euro è il prezzo per abortire. 2500 per il parto. E la cosa diventa ancora più curiosa quando salta fuori una circolare firmata dalla Ministra Turco nel 2007 che introduce lo stesso trattamento anche per "le cittadine neo-comunitarie (rumene e bulgare) senza contratto di lavoro". Quindi, addirittura nemmeno la cittadinanza europea è più una garanzia ma anzi si istituisce una sorta di principio sul reddito opposto a qualsiasi logica di stato sociale: se non hai reddito, paghi. C'è anche chi rischia una denuncia per danni all'erario, come dice a Repubblica Giovanna Scasellati, responsabile del day hospital del San Camillo di Roma, perchè, per aggirare una circolare incostituzionale "facciamo figurare l'urgenza per tutte".

In uno Stato in cui accedere alla pillola del giorno dopo è quasi impossibile, in cui ci si scontra regolarmente, davanti al bisogno, con medici obiettori, in cui i consultori sono presidiati da operatori per la vita cui sono stati dati praticamente gli stessi diritti degli psicologi. In un Italia in cui può capitare che a 39 anni, ti trovi costretta ad abortire e uscita dalla sala operatoria in stanza non trovi una psicologa o un' assistente sociale pronta a darti conforto, ma sette agenti di polizia che ti mettono sotto interrogatorio… c'è chi ancora non scende in piazza quando sente dire che c'è bisogno di tornare indietro di quarant'anni rispetto all'autodeterminazione, ai diritti civili, alle libertà sessuali. Questo mi fa paura.

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Notizie invisibili

 

300 palestinesi, di cui 32 bambini, sono stati uccisi dall'inizio di febbraio.

Oggi alle 19.14 l'IDF (Israeli defence force) ha ucciso a Gaza un bambino di dieci anni.

Alle 10.04 due palestinesi sono stati uccisi a tulkarem dall'esercito israeliano.

Le ambulanze di Gaza sono ferme per mancanza di benzina.

Nel sud della Striscia 4 palestinesi sono stati uccisi ed altri 15 feriti dall' IDF. 

Solo qualche notizia che il mainstream mediatico si è perso?

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Largo ai giovani!

Il paradosso lo sottolinea bene, non so se volontariamente, un bel programma che sta andando in onda in questo momento su La7, Niente di Personale, dove la Mafai e Sartori, cinquecento anni in due, parlano della fase attuale. Sono decine, centinaia, le voci dei politici che in questi giorni si affannano a pronunciare la magica formula: Largo ai giovani! Sicuramente interessante come slogan nel suo tentativo di offrire un accattivante prospettiva ad una generazione schiacciata dal peso della gerontocrazia italiana e soffocata da una precarietà totalizzante che satura ogni livello di vita tanto da trovare la giusta definizione nel termine "esistenziale". Ma a guardar bene appare paradossale che quelle voci escano da bocche fin troppo note che da decine di anni occupano poltrone situate ora in salotti televisivi, ora in Parlamento, ora nelle stanze di qualche partito. Fuori da qualsiasi rigurgito grillista mi preme sottolineare come ancora una volta il soggetto preferito del dibattito politico vomitato da mille talk show siano di nuovo "le nuove generazioni" che sono però escluse dalla possibilità di parteciparvi in una forma diversa da quella di spettatore silente. 

La passione per la gioventù di stampo Berlusconiano si esprime attraverso personaggi come la Brambilla o la Gardini a cui affida il giornale di partito o un posto in Parlamento. Quella del nuovo tiranno (di romanica accezione) Veltroni attraverso la candidatura di loschi figuri che, secondo lui, dovrebbero rappresentare le nuove generazioni italiane: Matteo Colaninno (leader dei giovani di Confindustria), Rosella Sensi (la figlia del presidente dalla Roma), Alessandro Benetton (altro figlio d'arte).

Ora, mentre leggevo la lista di Walter "per portare la gioventù alla guida del paese" non ho potuto evitar di notare come i suddetti giovincelli siano leggermente lontani dalla figura del precario a vita, perennemente squattrinato, incapace di immaginare un futuro (ma direi anche presente), ventenne (o venticinquenne/trentenne) tipo che vive oggi in Italia. E temo che nemmeno la Gardini o la Brambilla riescano esattamente a rappresentare, che so, uno per esempio come me che a 23 anni si trova di fronte ad un baratro infinito che toglie qualsiasi sicurezza. Attraversiamo scuole dove l' istruzione è sinonimo di trasmissione verticale di nozioni. I momenti di autorganizzazione ridotti a huxleyane "sperimentazioni metodologiche didattiche". Lo stile di vita imposto (dalla tv, dalla moda, dalla Chiesa) è l' unico accettato ed accettabile, la diversità punita e criminalizzata. Scuole che quando chiudono i battenti ogni giorno vedono migliaia di ragazzi e ragazze tornare a casa per fuggire dentro una seconda vita virtuale, quella Second Life che ha più di otto milioni di utenti che fuggono da un mondo dove devono esser qualcosa di diverso da se stessi, attenti a non sbagliare, e si ritrovano davanti ad un monitor rinchiusi in un moderno Matrix che permette solo emozioni traducibili in smile, in flussi di bit, dove ogni azione è uno script permesso o negato dal sistema. Le università sono la cosa più lontana che ci si possa immaginare da quell'agorà del confronto e del libero pensiero che mi ero immaginato nei miei ultimi anni di scuola superiore. Se il rapporto orizzontale fra docente e studente non è mai esistito oggi ad essere scomparsa è anche la sua ricerca. Quegli atenei che in passato avevano sempre dimostrato di essere i veri fulcri della lotta per l'emancipazione sociale oggi sono ridotti ad esamifici sterili in cui è impossibile pensare un tempo fuori dalla lezione o dall'esame. E poi il mercato del lavoro con la sua prospettiva unica: sottomissione e produttività, niente più di questo. E se sei sfortunato (e lo sono in molti) vai a rischiare la vita ogni giorno in una fabbrica in cui, in nome del profitto, le misure di sicurezza sono state ridotte a zero, per settecento euro al mese. 

Allora caro Walter a te potrei dire semplicemente che no, non "se pò fa". Ma non servirebbe e nemmeno mi interessa. Alla gente vera proverò a dire, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane di campagna elettorale, che c'è un' alternativa anche su quella scheda, anche durante il voto, ma non basta. Andrò a letto anche stasera sognando una generazione capace di rivendicare un protagonismo totale, in nome del proprio diritto ad esistere fuori dagli interessi di Confindustria, dai Diktat della Chiesa, dagli attacchi alla diversità.

Se continuerò a svegliarmi vedendola svanire dietro un sogno, non ci sarà speranza. 

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