Stupro ecclesiastico

 

A volte è così, non c'è dubbio: a volte c'è proprio bisogno di un caso eclatante, un' esplosione di drammaticità, se vogliamo, per rendersi conto di quale sia la verità. A volte purtroppo, non basta e non serve neppure toccare il fondo. Rimbecilliti giorno e notte da anatemi papali e diktat politico-religiosi che ordinano e decidono sui nostri corpi e delle nostre vite, togliendocene finanche la proprietà, insieme ad ogni sovranità su noi stessi, stentiamo ormai a cogliere persino la più dura aberrazione. Dentro a questa nuova grande crociata abitata da una società ormai pronta a scagliarsi sul diverso e sull'altro, succede qualcosa che dovrebbe far impallidire qualsiasi essere vagamente sano di mente: succede cioè che nell'entroterra brasiliano due medici vengano scomunicati per aver provocato l'aborto di una bambina di nove, dico 9 anni, stuprata dal patrigno e messa incinta. La decisione di scagliarsi contro il peccato (dove il peccato viene identificato ben prima nell'aborto piuttosto che nello stupro) è stata presa dall'arcivescovo di Recife, monsignor Sobrunho, e rivendicata a gran voce direttamente dalle stanze vaticane che si chiudono a difesa dell'operato dell'arcivescovo brasiliano sostenendo che "abortire è peccato, sempre.". Dopodichè seguono elucubranti dichiarazioni su come "la legge di Dio è al di sopra della legge umana. Per cui, quando una norma promulgata da legislatori umani va contro la legge di Dio perde qualsiasi valore" (mons. Sobrunho). 

Davanti a tutto ciò mi chiedo come sia ancora pensabile, in un paese che si pretende civile, di sottomettere il pensiero politico e le scelte di un governo, ad un'organizzazione che giorno dopo giorno radicalizza sempre di più le sue posizioni su un estremismo pericoloso e sconcertante. Vorrei chiedere a quei "signori" della Lega Nord che si scagliano contro i fedeli musulmani che, privati di un luogo di culto, pregano per strada, e che vengono dai leghisti accusati di ledere alle nostre radici e tradizioni cristiane, se nelle proprie radici culturali riconoscono anche posizioni di questo tipo, se la modernità che propongono è un tempo buio che ci ripiomba nel medioevo del diritto e della dignità umana. Vorrei chiedere a Francesco Rutelli, e a tutta l'ala teodem del carrozzone democratico se davvero, anche alla luce di simili dichiarazioni, si pensa che una forza che ambisce al riformismo permetta libertà di azione, in nome della propria fede religiosa, su temi come il testamento biologico piuttosto che sui diritti civili o su temi come l'aborto lasciando che l'azione politica si sottometta ad una dottrina che riscopre e torna, oggi più che mai, a valorizzare le sue radici ancestrali uccidendo l'idea stessa di uno stato di diritto in cui ogni cittadino ed ogni cittadina abbiano uguali diritti e doveri e siano liberi e libere di scegliere. 

Anche se per concludere, poi, devo dire che in verità ciò che mi spaventa davvero non sono le posizioni di una politica sempre più in crisi, nè di un partito che sta implodendo. Ciò che davvero mi fa paura e mi provoca brividi di terrore ogni giorno è il silenzio. Il silenzio che anche adesso sento nella strada sotto la mia finestra e che ritrovo amaramente in ogni strada e piazza di questo paese. Il silenzio che racconta la morte del conflitto e del dissenso, il funerale della capacità critica e dell'intelligenza collettiva di una società dormiente che rischia di non svegliarsi mai più. 

Rispondi