Rabbia e amore, perchè muovono il Mondo. Rabbia e amore perchè adesso ce ne è davvero bisogno. Senza rimane solo l'indifferenza in cui anneghiamo ogni giorno, che ci spinge davanti al baratro che solo in pochi guardiamo spaventati. In questo blog non ci saranno risposte. Solo il tormento dubbioso di chi ogni giorno muove i suoi passi cercando le giuste domande.

Manutenzione, spostamento e ripristino

Da bravo autore latitante di questo blog torno con un ritardo spaventoso e con le mani vuote di tutti i post promessi e dovuti, a partire da quello "classico" post-elettorale fino al continuo della saga sul trasloco. Trasloco che ormai è ultimato e che, dopo mille altre fatiche, pulizie in primis, mi vede abitante di una splendida casa che ha un solo problema: l'assenza di una qualsivoglia adsl e l'impossibilità di istallarla. In mio soccorso è venuto il mitico firmware 3.0 che ha trasformato il mio Iphone in uno splendido modem capace di connettermi anche dalla sperduta (e bellissima) campagna in cui abito. Stasera, con un po' più di banda a disposizione, ho aggiornato Wp, tutti i plugin, e mi sono deciso anche a lasciare un segnettino del mio passaggio sulla home, rimandando però ai prossimi giorni post più sensati e forniti di contenuto. 

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Ultimi pensieri prima del grande giorno

*post scritto giovedì 4 giugno 2009

-2 giorni alle elezioni. +3 dal mio trasloco. Poi anche -10 alla prossima bolletta del telefono, -24 a quello straccio di stipendio che mi deve permettere di resistere all’affitto, +419 dalla scomparsa della sinistra dal parlamento italiano e, conseguentemente, quattrocentodiciannovesimo giorno di governo Berlusconi, di grottesco avanzare di questo golpe tutto pizza&maccheroni, del fascismo soft che “soft” lo è solo per qualche intellettuale.

Arrivo a questa scadenza schifato e impaurito dai cinegiornali in perfetto ventennio style, da Bruno Vespa che stende il tappeto di Porta a Porta per costruire un salotto perfetto e confortevole al Capo Silvio; un balcone eccezionale da cui poter lanciare l’offensiva finale, quella che cerca di trasformare il caso Mills in un atto persecutorio della magistratura nei suoi confronti, che racconta complotti su complotti, dalla moglie Veronica ai festini a base di Champagne e Veline nella villa in Sardegna. Trasforma il trittico pluto-giudaico-massonico nell’odierno togherosse-stampacomunista-disfattismodisinistra, risponde in differita al vicedirettore del Times (che aveva detto “uno così da noi si sarebbe già dimesso”) urlando al complotto addirittura internazionale che si starebbe sviluppando contro di lui. E quello che mi fa ancora più paura è che in questa politica da reality show l’unico inciampo che puzza di nomination per il PDL è dato proprio da un fatto di gossip, buono per Novella2000 ma atipico se ritrovato sulle colonne dell’Unità o del Manifesto. Non esiste alla luce del sole alcuna opposizione politica, un’opposizione di merito che combatta, cioè, l’esistente con proposte e azioni che costruiscano e delineino i tratti di un’ idea alternativa di Mondo. Il problema, ancora una volta, non è battere Berlusconi ma battere il berlusconismo che oggi, differentemente da tre anni fa, è la vera ed unica cultura dominante, anche nella politica.

A margine però c’è anche l’entusiasmo di una campagna elettorale difficile ma straordinaria, fosse anche solo perché siamo riusciti a farla, siamo riusciti a non cedere allo sconforto, alla durezza di tutte queste sconfitte. In mezzo alla gente, fra le vie di questo Paese, si riscopre un’Italia reale che ancora resiste. Si scopre l’Italia multietnica ,negata dalla destra, durante il porta a porta, quando scendi a Taverne d’Arbia e leggi sui campanelli dei palazzi nomi e cognomi che hanno mille origini diverse, quando incontri per strada il giardiniere rumeno, la postina albanese, l’idraulico marocchino. E si scopre anche che esiste ancora quel popolo di sinistra che sembra scomparso, che è sfiduciato, incazzato, deluso, ma che vive ancora e non ha voglia di arrendersi.

A loro allora dico di rivendicare un ruolo attivo, ancora una volta, in questa politica che li ha tanto disgustati. Di non limitarsi al voto, che pure è necessario, per dare il proprio contributo. La Sinistra che stiamo costruendo è un cantiere vero, con un’idea stupenda rinchiusa dentro. Perché venga realizzata, perché non sia l’ennesima promessa non mantenuta, c’è bisogno del contributo di tutti e di tutte. Noi ci abbiamo messo la faccia, ci siamo messi in gioco coscienti di tutto quello che avevamo da perdere. Ora tocca ad un “noi” molto più grande continuare questa sfida.

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Fase 3 – Nella giungla di betulle

Quando decidi di andare all'Ikea, non importa che mese dell'anno sia, sono sempre almeno cinquanta gradi all'ombra (e intorno al tempio della mobilia svedese di ombra non ce ne è). Quando esci da lì, non importa che tu abbia considerato ogni misura, o che ti sia lanciato in complicati calcoli in metri cubi per assicurarti che tutto ciò che hai acquistato riesca ad infilarsi nell'auto che dovrà riportarti a casa: o sei un drago a giocare a tetris o sei spacciato. Due elementi così delineano già di per se l'esperienza come una sorta di battaglia epocale dura da combattere. Se poi si aggiungono le tentazioni che si sommano nei momenti di crisi, il trasporto a basso costo, il portapacchi universale da comprare alla cassa, il montaggio a pagamento, che rischiano di vanificare drammaticamente ogni briciolo di risparmio duramente conquistato in una giornata di acquisti smodati, il quadro è completo. 

Per questa spedizione nella giungla di betulla mi stavo preparando da giorni. Tutto l'indispensabile era stato tolto dall'auto, avevo controllato sul libretto della Ford le capacità di carico a modulazione completa (praticamente togliendo anche lo sterzo) e avevo redatto, come il più ligio dei ragionieri una lista puntualissima di tutto ciò che mi serviva. Ammetto di esser stato tentato anche da qualche seduta di psicanalisi che mi aiutasse a costruire un mantra efficace per tenere a distanza la voglia di acquistare le mille candele profumate nascoste dietro ogni angolo. 

Le buone intenzioni, l'idea di acquistare "sololostrettoindispensabile", crollano velocemente davanti ai mille accessori, al design accattivante, al costo spesso irrisorio… il primo obbiettivo è il tavolino da fumo, uno di quei tavolini bassissimi da mettere in salotto nel mezzo ai divani, decisamente necessari se non si vuol rinunciare a lividi negli stinchi e bestemmie continue ogni volta che ci si alza dalla poltrona. Il fortunato si chiama "Expedit", e dopo che l'ho acquistato gli svedesi l'hanno tolto dal sito. 

Il sentiero di guerra costringeva i miei passi attenti verso la zona notte, per acquistare letto e materasso. Mentre mi muovevo, scaltro come un vietcong durante un agguato, cedevo con regolarità alle candeline Tindra (di cui sopra) in grado di intossicare anche i migliori polmoni mentre rincoglioniscono il malcapitato con ottomila colori e gusti improbabili che vanno dalla fragola alla torta alla panna (!). Giunto davanti alla struttura letto Hopen non ho avuto dubbi (in realtà c'erano giorni di meditazione dietro), mentre sull'annosa questione doghe/materasso i pensieri si sono ingarbugliati fino a formare una nube pericolosa e dura da diradare. Lattice, schiuma, schiuma di lattice, molle, stoffa, alto, basso, sottile, medio, da centoquaranta o da centosessanta (o da centottanta??) e il cervello va in corto. E le doghe poi! Quaranta nomi incomprensibili che sembra il catalogo in lingua originale della Findus, cento materiali diversi, betulla, rovere, con contorno in acciaio… eccheccazzo! Dopo mille prove, schiantandomi su ogni rete, gettato su ogni materasso, in un sali scendi da capogiro, alla fine abbiamo risolto così: Sultan Elsfjord e basi a doghe Sultan Lade, dure come il travertino per non farmi rimpiangere la rigidità del mio lettuccio attuale. 

Carico di fogli e fogliettini con appunti improbabili, che avrebbero poi avuto l'onere di disegnare la mappa capace di condurmi nella selva di scaffali del famigerato self-service al piano di sotto, scendo le scale e mi ritrovo nel paradiso degli accessori: asciugamani compressi accatastati in scaffali colorati che costruiscono fantasie cromatiche da attacco epilettico immediato, forchette e coltelli, sfusi ed in set da ventiquattro, che sembrano tutti uguali ma a guardare bene bene… accappatoi (un immenso xl finisce nel mio carrello), beautycase, aspirapolvere, valige e valigette (una in più non fa mai male), bicchieri, piatti, tappeti e tappetini: kaos.

Esco con il carrello pieno come una 500 allestita per la Parigi-Dakar: dentro ci sono un coprimaterasso ed un paio di lenzuola nere, un altra accoppiata rossa, un copriletto con una fantasia che sembra il salvaschermo del mio Mac (accettate la descrizione e usate l'immaginazione), dieci cuscini per il divanetto, un cuscino per il letto che un cartello definisce come "il compagno ideale per chi dorme a pancia in giù" (boh!), un bidone che sembra quello del pazzo che spala la neve in Mamma ho perso l'aereo e che io invece userò come cesto della biancheria in bagno, pentole e padelle a non finire, un set di piatti nero lucido, qualche porta-candele, una piantana, due tappetini da bagno, uno specchio ondulato e non so cos'altro. Sicuro che molta di questa roba, quando la ritroverò in fondo agli scatoloni, il giorno del trasloco, sarà come vederla per la prima volta, mi avvio verso l'uscita.

Più che le casse di un magazzino di mobili ed accessori per la casa sembra l'A1 in pieno ingorgo di ferragosto: i più audaci impazziscono davanti alle casse automatiche, si imbrogliano davanti al computer, passano ore a cercare il codice a barre sulla scatola del prodotto e maledicono il cartello sopra le loro teste su cui, beffarda, campeggia la scritta "cassa veloce". Tutti gli altri invecchiano guardando in lontananza una commessa che lentamente batte le dita sui tasti del registratore davanti a lei. Annoiata dai foglietti dei buoni sconto da 5 euro, dalle cartine Ikea Family, dalla ripetitività orrenda di uno sfruttamento sadico e quotidiano.

All'uscita mi aspettano i volontari di GreenPeace (?), i facchini semiabusivi che cercano di raccimolare qualcosa, i cinquanta gradi di cui sopra che non aiutano di certo. Il primo carico della macchina serve solo ad arrivare fino al deposito e, naturalmente, a farmi grondare di sudore come Coppi negli ultimi cento metri. Non so come mi ritrovo davanti al deposito, con un materasso arrotolato che non riesco neppure ad abbracciare mentre guardo sconsolato un'auto troppo piccola per contenere tutta quella roba. Passa più di un'ora e mezza e, dopo aver provato quattro combinazioni differenti mi ritrovo dentro un magazzino con le ruote stracolmo di roba che minaccia di crollarmi addosso alla prima curva. Il risultato è indescrivibile senza le foto, ve ne lascio quindi una qui sotto per capire meglio cosa abbia voluto dire questa fase 3.

 

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Come al tramonto una famiglia in Ramadan

 

Secondo giorno di attacchinaggio, meno 15 giorni alle elezioni. Sono le 3.21 e sono appena rientrato in casa. Serata passata con un secchio di colla in una mano ed una scopa nell'altra, aggirandoci fra i manifesti di una campagna elettorale che qualcuno definisce "sotto tono". La sensazione invece è che il sistema di uniformazione del pensiero sia così tanto permeante nella quotidianità da inibire qualsiasi capacità di scorgere l'alterità e l'alternativa. I "discorsidaparcondicio", gli interventi di due/tre forze politiche passati nei vari tg in un unico servizio, spariscono dentro il bombardamento dell'informazione a senso unico: dal processo Mills ai respingimenti, fino al G8 dei rettori, ogni argomento è narrato in perfetto stile da cinegiornale di regime. Accade allora che l'unico intervento del segretario del maggiore partito non-al-governo (chiamarlo di opposizione in questo quadro mi sembra ridicolo) degno di esser riportato dai mass media sia l'invito a cena a Veronica Lario. E accade anche che in mezzo a tutto ciò la presenza di Nichi Vendola a Ballarò si trasformi in una favolosa ventata di aria fresca in questo deserto soffocante.

Noi la nostra concretezza, la nostra realtà in questa rappresentazione di gossip e finzione, la troviamo anche nella colla che si appiccica alle mani e ci insozza i vestiti. La ritroviamo quando rientriamo in sede a notte fonda e non ci neghiamo una sigaretta e mille risate, quando pratichiamo la convinzione dell'importanza del nostra capacità di restare insieme in un mondo fatto di mille solitudini indotte.

 

"e di notte torna il fuoco, il clan, uniti come al tramonto una famiglia in Ramadan"

Assalti Frontali.

 

anche su www.nonleggerequi.org

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Terremoti scontati

Questo paese ha una capacità straordinaria quando si tratta di mostrare espressioni e facce sconvolte e sorprese davanti a tragedie fin troppo annunciate. Il terremoto in Abruzzo ne è stato un drammatico esempio; la prevedibilità della catastrofe, badate bene, non riguarda certo le previsioni di alcuni personaggi ormai noti, quanto invece la situazione in cui versava l'edilizia residenziale cittadina de L'Aquila, con norme antisismiche ignorate e palazzi costruiti come castelli di sabbia al mare. L'Italia, basta conoscerla un po', è piena di mostri di cemento costruiti come enormi speculazioni in barba a qualsiasi norma di sicurezza, ignorando perizie d'ogni tipo e stravolgendo i progetti approvati nelle sedi deputate. 

Qualche anno fa lavoravo in un parcheggio multipiano sotto la Stazione di Siena, costruito con i fondi del Giubileo, scavando una voragine in un terreno franoso con infiltrazioni di ogni genere in quantità, composto perlopiù da tufo. Io non ho grandi competenze in merito, ma quando la mattina entri a lavoro, dopo una normalissima nottata di pioggia, e trovi il piano inferiore allagato sotto oltre un metro d'acqua, qualche dubbio ti viene. E le domande aumentano quando, ogni volta che piove, il sottopassaggio di fianco al parcheggio, si allaga a tal punto che spesso è stato necessario l'intervento dei pompieri per estrarre le auto rimaste bloccate dall'acqua. 

Evidentemente a qualcuno il piano sembrava troppo poco sovraccaricato, ragion per cui è stato deciso di sbranare una collina (sempre di tufo) per costruirci un centro commerciale di tre piani con due piani di parcheggio sotterraneo. E' da quando hanno iniziato i lavori che guardo quel mostro di cemento molto preoccupato. Ieri, mentre andavo da Unieuro per comprare un mouse, al posto del pavimento del primo piano del parcheggio (il secondo sotto ersa inaccessibile) ho trovato un fiume di fango e acqua. Dal soffitto si spandevano macchie scure, mentre rivoli di acqua terrosa cercavano vie di scarico inesistenti.

Cosa dobbiamo aspettare perchè qualcuno muova un dito?

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